La caccia alle streghe continua

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Foto di viaggioadagio

Qualche tempo fa aveva fatto scalpore la notizia che certe pratiche da tempo in uso oltreoceano avessero preso piede a casa nostra.

La Peppermint si era rivolta a Logistep per la tutela dei suoi diritti mandando missive a utenti del p2p che avevano messo in condivisione e scaricato illegalmente materiale coperto da copyright.

Da questo articolo su punto informatico scopriamo che non è che la punta di un iceberg. La Logistep ha in atto ben 8 procedimenti in Italia; di cui 6 a tutela della Peppermint (distributrice di musica su internet) e 2 a tutela di CDV (distributrice di videogiochi).

Non sappiamo bene cosa stia per succedere dal momento che per i primi 3636 utenti che hanno ricevuto una raccomandata con una richiesta monetaria pari a 330 euro al fine di risolvere “amichevolmente” la cosa sono riusciti ad ottenere l’intervento del Garante della privacy.

Il tribunale di Roma infatti al tempo intimò a Telecom di dare i nominativi corrispondenti agli IP incriminati a Logistep senza che il Garante fiatasse. Solo dopo l’indignazione da parte di molte associazioni di cosumatori, dopo l’intervento di Fiorello Cortiana ed una grossa mobilitazione in rete il Garante si è sentito in dovere di occuparsi della questione.

Tuttavia non possiamo lamentarci, negli Stati Uniti le cose vanno molto peggio: AT&T ha deciso spontaneamente di allearsi con RIAA, MPAA e affini nella ricerca e nel filtraggio dei contenuti illegali distribuiti in rete.

La decisione di AT&T segue la discussa sentenza MGM vs Grokster e Morpheus nella quale la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva dato ragione alle major.

A nulla è valso riproporre la sentenza Sony, dal momento che, diversamente da quel caso, il software di condivisione sviluppato sia da Grokster che da Morpheus veniva pubblicizzato con dubbi slogan che promuovevano di fatto lo scambio di materiale protetto da diritto d’autore  (cose come “scarica tutta la musica che vuoi”, o “trova tutti i film che vuoi rivedere”).

In Francia hanno fatto dei passi avanti:  La recente approvazione della DADVSI (Droits d’Auteur et Droits Voisins dans la Société de l’Information), prevede che chi sviluppa software palesemente pensato per uso illecito sia passibile di 3 anni di galera e 300mila euro di multa. Non bastasse, SPPF (la SIAE francese) vuole fare cassa e chiede 20,3 milioni di euro come risarcimento danni.

Il software p2p può essere utilizzato anche per uso illecito, ma non solo! Condividere files non è necessariamente un reato se il materiale non è coperto da diritti d’autore. Tuttavia la nuova legge d’oltralpe non prevede questa distinzione.

Strano paese la Francia, che per trent’anni sgancia bombe atomiche con ricadute ecologichecausando il cancro agli abitanti di Mururoa, paese dove non solo è perfettamente lecito vendere armi a paesi poveri e a governi che violano i diritti umani, ma che addirittura primeggia vantando il terzo posto (con ben quasi 11 mila milioni di dollari) dopo USA e Russia nella classifica mondiale dei paesi esportatori di materiale bellico.

Un consiglio prezioso ci giunge quindi dalla Francia: smettiamola di concepire software e sviluppare programmi che ci permettano di condividere opere, perché infrangere il diritto d’autore è un crimine abominevole. Dedichiamoci piuttosto a tecnologie per la distruzione, usiamo il nostro intelletto e il nostro ingegno per concepire strumenti di morte, sarà altrettanto illegale ma decisamente più redditizzio!

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