Google si lamenta di Vista

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Tra i giganti Google e Microsoft è in atto una guerra a colpi di antitrust. L’azienda di Mountain View ha recentemente chiesto l’intervento delle autorità federali contro Microsoft per comportamento lesivo della concorrenza.

Le accuse non giungono all’improvviso, Microsoft aveva da poco avanzato a Google le stesse accuse nel mercato delle inserzioni online a causa della recente acquisizione di DoubleClick.

[fonte breitbar@com]

Google Inc. società leader della ricerca su internet sta cercando di convincere le autorità federali degli Stati Uniti che Microsoft Vista impedisca la competizione e pertanto la scelta da parte degli utenti di servirsi di programmi sviluppati da terze parti. In un documento di 49 pagine datato 18 aprile e spedito al Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti e ai Procuratori Generali dei vari stati, Google asserisce che l’ultima versione del sistema operativo Windows compromette le prestazioni dei programmi di ricerca che dovrebbero trovare i dati presenti sul disco rigido degli utenti.

Il sistema operativo Vista, largamente disponibile da gennaio, include una funzione di ricerca sul desktop in concorrenza con un programma libero che Google ha sviluppato nel 2004. Vi sono anche tante altre compagnie che offrono applicativi di ricerca.

Per impedire la competizione da parte della concorrenza Google sostiene che Microsoft ha reso estremamente complicato disattivare la funzione di ricerca inglobata dentro Vista.

Con queste dichiarazioni, Google spera di mostrare che Microsoft non si attiene ad una direttiva antitrust che risale al 2002 dove si rilevava che la più grande società di software mondiale aveva concepito il sistema operativo Windows per evitare la competizione.

Il decreto prevedeva che BigM assicurasse ai propri rivali la possibilità di costruire prodotti in grado di essere eseguiti senza complicazioni, cosa che non sta succedendo secondo Google.

Ricardo Reyes, portavoce di Google ha dichiarato lunedì scorso che: “I campi di ricerca costruiti su Vista sono strettamente legati al programma di ricerca presente nel desktop progettato da Microsoft, senza dar all’utente nessuna possibilità di scegliere alternative”

Microsoft sostiene di aver già applicato una dozzina di cambiamenti riguardo alle funzioni di ricerca e ha promesso di prendere in seria considerazione ogni problema del sistema che riterrà legittimo. Jack Evans, ha infatti affermato che nonostante Microsoft non creda che il problema sussista mostra piena disponibilità per risolvere la questione e venire incontro alle società concorrenti.

Eric Albin, del Dipartimento di Giustizia americano ha preferito non commentare trincerandosi dietro il segreto istruttorio.

Diversamente, Richard Blumenthal, Procuratore Generale del Connecticut, pur non commentando le accuse di Google, ha confermato in un intervista che diversi stati americani stanno verificando se effettivamente Vista comprometta la funzionalità degli applicativi sviluppati da società diverse da Microsoft.

Blumenthal rivela di esser giunto a diverse conclusioni importanti e aspetta a decidere su come procedere entro la fine della settimana.

Jerry Brown, Procuratore Generale della California, definendo le lamentele su Vista come “problematiche”, ha ammesso di essere in contatto con il Dipartimento della Giustizia, con altri Procuratori e con rappresentanti di altre società di software al fine di risolvere la questione, affermando: – Il nostro scopo è garantire ai consumatori del sistema operativo Vista una maggior facilità nella scelta di funzionalità concorrenti. –

Il New York Times di domenica in un’articolo afferma che i Procuratori Generali sarebbero più inclini a far pressioni su Microsoft affinché provveda a sistemare Vista piuttosto che sul Dipartimento di Giustizia.

Il 26 di giugno è prevista un’udienza al fine di verificare che Microsoft si stia attenendo alla direttiva antitrust.

Le proteste di Google non sono che l’ultimo esempio di una crescente battaglia contro Microsoft – un combattimento il cui verdetto stabilirà chi sarà alla guida nel futuro del personal computer.
A partire dal suo motore di ricerca già affermato Google sta ora offrendo una serie di servizi addizionali che potrebbero costituire le basi per una piattaforma basata sul Web in modo da ridurre le necessità per i prodotti Microsoft.

Oltre alla posta e alla messaggistica, BigG distribuisce applicativi per la videoscrittura e fogli elettronici che da lungo tempo sono tra le più grandi fonti di guadagno per Microsoft. Quasi tutti questi applicativi sono rilasciati gratuitamente dal momento che Google genera i suoi guadagni tramite la pubblicità degli inserzionisti.

Nonostante l’azienda di Redmond abbia investito parecchio nel suo motore di ricerca nel tentativo di ridurre la distanza con i concorrenti è ancora al terzo posto dietro Google e Yahoo.

Eric Schmidt, presidente di Google, ha una lunga esperienza nel combattere le tattiche di business di Microsoft. Quando ancora lavorava nella Sun e dopo in Novell aveva già sollevato problematiche antitrust.

Già l’anno scorso l’azienda di Mountain View si era rivolta al Dipartimento di Giustizia per evidenziare come l’ultima versione di Explorer rendesse estremamente più difficile per gli utenti l’installazione di motori di ricerca alternativi. Anche se in quel caso non vi furono interventi legali, Microsoft modificò il suo browser per permettere la selezione delle toolbar di ricerca.

Prima di arrivare a scrivere le proprie accuse sulla carta, l’anno scorso BigG parlò delle problematiche legate alle funzioni di ricerca sul desktop con le autorità.

A queste conversazioni si fece riferimento durante un’udienza in Marzo quando il Dipartimento di Giustizia ammise che stava indagando se Microsoft avesse violato l’antitrust. Senza specificare l’azienda accusatrice, il Dipartimento di Giustizia affermò che le lamentele erano relative al middleware, ovvero quel particolare software che mette in relazione i diversi programmi presenti su un computer.

Google ha spedito le sue accuse appena qualche giorno dopo che Microsoft pubblicamente esortò un’inchiesta antitrust a carico di Google per l’acquisizione di DoubleClick per 3,1 miliardi di dollari. La società Redmond sostiene che tale acquisizione permette una crescita eccessiva nell’acquisizione del mercato pubblicitario online e la Commissione per il Commercio Federale ha aperto un’inchiesta formale in merito.

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