Come la SIAE mi ha fatto perdere un lavoro

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Esce oggi un’articolo su punto informatico che ci racconta di come la SIAE si sia dotata di una nuova tecnologia (Fingerprint) per rilevare le musiche suonate nelle sale da ballo.

Leggo e penso “che bello! Finalmente smetteranno di ricompensare seguendo un campione statitistico, finalmente finirà questa mania di dare i soldi ai primi 50 in classifica e al liscio e avranno i soldi solo i leggittimi proprietarie delle opere suonate…”

Nient’affatto! Mi sbagliavo! La tecnologia verrà utilizzata al posto del nastro per stilare il campione statistico. Le metodologie di ripartizione degli introiti non cambiano affatto; così continueranno a esserci dilettanti violoncellisti che eseguono concerti in chiese vuote prendendo sei volte il compenso che loro stessi versano alla SIAE e compositori la cui musica non verrà mai pagata.

Punto informatico mi fornisce quindi l’occasione per occuparmi nuovamente di un vecchio amore: La SIAE. Ne approffitto per riportare una storia che ho trovato piuttosto paradossale.

Antonio Iammarino di professione fa il musicista. Ha una posizione molto diversa dalla mia sulla SIAE, visto che ne è iscritto e dei diritti d’autore ci vive; tuttavia quello che racconta in questo sfogo fa pensare che se non deve essere abolita debba esser per lo meno profondamente riformata. Il post originale è qui

“Sono un musicista/compositore che nonostante le molte esperienze con i lavori in studio, con le sonorizzazioni per trasmissioni tv, cortometraggi, produzioni multimediali, con i concerti dal vivo,etc. , ha ancora una vecchia passione che non ha soddisfatto: scrivere colonne sonore per videogames.

E allora tempo fa ho messo su un sitarello con qualche demo e ho cominciato a mandare il link in giro per vedere cosa succedeva.
Mi ha contattato una nota ed importante software house italiana, avevano apprezzato molto i miei lavori e mi chiedevano un contatto telefonico. La persona (squisita) mi chiama, ci accordiamo per il tipo di musiche, le ambientazioni, gli stacchetti, i jingles etc. discutiamo della questione economica e infine vengo contattato anche dalla segreteria per i miei dati bancari per il bonifico etc. Ma c’era un inghippo dietro l’angolo. Pare che (non sono nel campo videoludico, quindi spero di avere illuminazioni) le case produttrici di videogames utilizzino esclusivamente musiche “libere” da vincoli SIAE (e nel caso della società che mi contattava erano evidentemente ormai stanchi della relativa qualità spesso scadente), magari raccattate chissà dove nel mondo o realizzate da musicisti non iscritti alla società italiana autori ed editori. E allora accade che quando la produzione si accorge che per usare la musica di un iscritto SIAE (quale io sono, come ogni musicista professionista che campa del mestiere di autore) è necessario pagare una quota specifica (alla SIAE) per ogni copia del gioco stampata, fa due conti e si accorge che per stampare 20.000/40.000 copie avrà un costo aggiuntivo di migliaia di euro. Cosi’ è stato nel mio caso e allora mi hanno richiamato dicendomi “ti prego dicci che non sei iscritto alla SIAE”. E invece…

Da quel momento le ho provate tutte, ho chiesto alla SIAE se era possibile da parte mia concedere le mie musiche gratuitamente, insomma sollevare la produzione del costo del bollino (pur rinunciando ai diritti ed accontentandomi del compenso stabilito con loro, pur di fare un lavoro che mi appassionava), ma la cosa è esplicitamente vietata. Ho proposto alla produzione di comparire con uno pseudonimo in modo che la SIAE non potesse risalire a me, firmando liberatorie e quant’altro, ma questa volta è stato l’avvocato della software house a dire no perchè avrebbero corso il rischio che in qualunque momento io (un perfetto sconosciuto per loro) potessi pretendere il pagamento dei diritti siae, denunciandoli per avere utilizzato le mie opere. Ho proposto di rinunciare al compenso pattuito, accettando di percepire solo i diritti sulle copie vendute, ma per loro il costo della SIAE sarebbe stato molto superiore al mio compenso. E tutto è andato a monte pur in un clima di reciproco apprezzamento professionale.

Morale (e spero che i partecipanti al NG professionisti del settore mi possano smentire): se anche una casa cosi’ importante ha questi problemi, allora vuol dire che in Italia un musicista (il cui lavoro è apprezzato dalla software house e che è “naturalmente” iscritto alla SIAE), non potrà mai lavorare nel vostro campo, nè gratis nè a pagamento, e le musiche continuerete a recuperarle “in altro modo”. O no?
Torno ai miei lavori abituali, ma con un piccolo dispiacere.
saluti
Antonio “

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3 comments so far

  1. […] Continua a leggere il resto dell’articolo sul blog di Sughero […]

  2. daniele x antonio on

    caro antonio il modo per “utilizzare” le tue musiche senza “passare” per la siae c’è…è sufficiente rilasciare la liberatoria utilizzando il nome di tua moglie, un parente, ecc.. NON iscritto alla siae…ciao e buon lavoro

  3. marco on

    Gente che firma i contratti senza leggere. La SIAE non ti ha fatto perdere un bel niente, sei tu che le hai concesso in anticipo i diritti su tutte le musiche che scriverai fino al giorno che morirai. Ora piangi lacrime di coccodrillo. Meno male che esiste Creative Commons.


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