Salviamo Sderot!

Dopo l’attentato ieri a Gerusalemme, su certe cose non mi sento proprio di tacere. Non ne ho mai parlato perché non ho proprio voglia dimostrare che servizi come questo non sono sono falsi ma vengono utilizzati ad arte per giustificare atti criminosi e irresponsabili in una logica che inverte causa ed effetti e che non distingue civili da militari.

Non ho voglia di smentire uno per uno i post di questo blog, o altri, scritti da persone che in quelle terre non ci sono mai state. C’è già chi cerca di farlo. Chiaramente potete tranquillamente credere alla versione che certi signori danno dei fatti; fanno parte di una fiorita schiera di personaggi che in Israele non hanno mai trovato un capo di stato accettabile mentre un dittatore come Arafat che ha tenuto nella povertà e nella fame il suo popolo andava sempre bene. Fanno parte di una fiorita schiera di personaggi da cui non ho MAI sentito una parola per un attentato subito da civili israeliani, personaggi che si indignano se li chiami antisemiti ma si commuovono solo se muore un palestinese, non se muore un israeliano.

Da sette anni, gli abitanti di Sderot vivono nel costante terrore. Su quella che un tempo era una ridente cittadina di 20.000 abitanti, da sette anni piovono con frequenza quasi quotidiana missili Qassam lanciati dai palestinesi della striscia di Gaza.

In sette anni, circa 8.000 razzi palestinesi hanno avuto come bersaglio esclusivamente obiettivi civili israeliani, quali case, scuole, ospedali, giardini d’infanzia, centri commerciali e ogni altro luogo in cui ci sia un’alta concentrazione umana. Scopo evidente è uccidere il maggior numero di persone, uomini e donne, vecchi e bambini.

Nell’agosto 2005 il governo israeliano ha messo in atto lo sgombero totale dei 25 villaggi situati nella striscia di Gaza, nella speranza di ottenere in cambio una maggiore sicurezza per i suoi cittadini residenti nel Sud del Paese e lungo i suoi confini. La risposta palestinese non si è fatta attendere: dove erano le serre, che producevano tonnellate di verdure e davano lavoro a centinaia di palestinesi, sono stati scavati i tunnel dai quali passa il contrabbando di armi e l’ingresso dei terroristi, come possiamo vedere qui.

Quelli che un tempo erano fertili insediamenti agricoli sono stati in un attimo trasformati in ulteriori basi di lancio, e l’intensità dei lanci è aumentata. Durante tutti questi anni abbiamo assistito, incredibilmente, a un silenzio pressoché totale su tutto questo: sia i media che la politica internazionale hanno totalmente ignorato quanto sta accadendo, hanno ignorato il martirio che la città di Sderot sta quotidianamente subendo, per svegliarsi unicamente quando Israele decide di reagire. Quando ciò accade, è tutto un indignarsi, è tutto un protestare, è tutto un condannare: rivolto a Israele, beninteso. Anche in questi ultimi giorni, in cui i palestinesi hanno ulteriormente intensificato i lanci di missili, non abbiamo sentito se non condanne per “l’uso sproporzionato della forza” da parte di Israele. E nel frattempo Sderot muore. Nel frattempo gli abitanti di Sderot fuggono a migliaia. Nel frattempo quelli che non possono fuggire, avendo non più di 15 secondi di preavviso tra l’allarme e la caduta del missile soffrono per gravi traumi psicologici e psichici.

Noi vogliamo che tutto ciò abbia termine. Chiediamo a tutti coloro che leggeranno questo testo di agire in prima persona. Chiediamo che tutti scrivano ai propri giornali di riferimento per chiedere di informare puntualmente sul martirio che Sderot sta subendo, e non solo sulle risposte israeliane. Chiediamo che tutti scrivano al maggior numero possibile di politici per chiedere loro di prendere nettamente posizione su quanto sta accadendo da anni sotto gli occhi di tutti, per chiedere loro di chiudere una volta per tutte la vergognosa pagina della “equivicinanza” tra carnefici e vittime che da troppo tempo contraddistingue la nostra politica estera, per chiedere loro di fare pressione sui propri contatti palestinesi per far cessare questa barbarie. Qui potete trovare gli indirizzi email dei deputati e qui quelli dei senatori.

Chiediamo infine che tutti coloro che, fra quanti leggeranno questo testo, dispongono di un sito web, di un blog, di un qualunque tipo di spazio pubblico, lo utilizzino per diffondere ulteriormente questo appello, chiediamo che tutti coloro che lo riceveranno lo inoltrino alle proprie mailing list. E firmiamo anche le petizioni indirizzate agli stati membri dell’Unione Europea qui e qui.

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