Serata da prof.

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Scuola Chemioterapia Istituti Ortopedici Rizzoli

Ieri sera, come pianificato Anna mi passa a prendere, per colpa mia anche le altre ragazze hanno dovuto aspettare, io però le avevo avvertite! Sarei venuto da solo. L’appuntamento con le altre è a 10 minuti di macchina da casa mia. Le raggiungiamo, decidiamo che bastano due macchine. Anna accende il suo navigatore satellitare e, dopo aver percorso una ventina di kilometri, nel bel mezzo della campagna, finalmente arriviamo in questo ristorante-trattoria.

Anna, Lucia, Antonella e Raffaella sono insegnanti di matematica e fisica come me. Rivederle è sempre un piacere e, nonostante oramai siano passati più di quattro anni dal nostro corso assieme il buon rapporto che c’ha legato allora è ancora saldo. Anche se ci si vede raramente, solo una volta all’anno abbiamo sempre delle cose da raccontarci, delle novità di cui parlare e delle esperienze su cui confrontarci.

Lucia, precaria, quest’anno è capitata nella scuola con gli insegnanti titolari del corso che ci fece conoscere 5 anni fa. Anzi! Addirittura ha in due consigli di classe come collega proprio uno dei commissari che l’ha abilitata all’insegnamento.

Raffaella è oramai tre anni che lavora in una scuola comunale e quest’anno, diversamente dagli anni scorsi, ha una cattedra diurna. I meccanismi di selezione del personale nelle scuole comunali sono diversi da quelle statali. Raffaella lo sapeva quando tre anni fa ha iniziato a fare supplenze in quella scuola.

Pare che però che tra qualche anno la sua scuola venga statalizzata e quindi o viene assunta prima della statalizzazione oppure si troverà in concorrenza con tutti i precari statali che finora non hanno prestato attenzione alle graduatorie comunali. Ci racconta che il Comune ha intenzione di procedere con qualche assunzione e, prima che la scuola venga statalizzata, verrà bandito un concorso. Il numero dei precari che da anni lavorano presso quell’Istituto è molto alto.

Raffaella è giustamente preoccupata, non si sa quando esce il bando, non si capisce bene quali prerequisiti bisogna avere per poter partecipare, non si sa ancora bene come venga reclutata la commissione esaminatrice.

Anna, l’unica fisica tra noi, anni fa accettò una supplenza di fisica. Fece poi la scelta, quando ancora si poteva fare, di attribuire il punteggio per una vecchia supplenza di elettronica alla graduatoria di fisica. Fu un errore. Ci sono pochissime cattedre di sola fisica e in provincia avverrà sì e no una nomina di ruolo ogni due anni. Lei è quinta in graduatoria quindi verrebbe assunta tra 10 anni.

Avrebbe dovuto concentrarsi su un’altra classe di concorso: o “matematica”, o “matematica e fisica” e non solo fisica, per queste classi le cattedre disponibili sono molto numerose. Ora però è tardi, molti ragazzi più giovani di lei le sono passati davanti. Il meccanismo delle supplenze è tale che più ne fai più ne farai. Accumuli punteggio e sali in graduatoria. Le nomine in ruolo sia per “matematica” che per “matematica e fisica” sono almeno di due o tre l’anno.

Per questo motivo da tre anni Anna si è concentrata sul sostegno. Il sostegno non è per classe di concorso ma per area disciplinare e pertanto nella graduatoria del sostegno è assieme a tutti gli altri.

Da tre anni riesce ad avere la stessa supplenza in un comune a 15 kilometri da dove abita. Ha un marito, due figli, quasi 40 anni, un’ottima preparazione e grandi doti didattiche ma sono qualità che contano poco.

Arriva il caffé e io e Antonella usciamo dal locale per fumare una sigaretta. Antonella è entrata di ruolo due anni fa, l’anno scorso ha passato il suo anno di straordinariato e quindi quest’anno le chiedo come si trova nella sua scuola di titolarità.

Antonella, diversamente da me, ha una grande esperienza negli Istituti professionali ma ora so che lavora in una scuola ospedale e non ho idea di che cosa sia quindi le chiedo di cosa si tratta e come funziona.

Mi parla di giovani ragazzi malati, a volte con patologie anche gravi, che per non rinunciare ad imparare usufruiscono di questo servizio. Il suo lavoro consiste nel seguire delle lezioni individuali per questi ragazzi in modo tale che quando tornano a scuola dopo mesi di assenza non siano svantaggiati rispetto ai compagni.

Non c’è una programmazione comune mi dice, sei tu che ti devi adattare al programma della classe a cui appartiene lo studente, devi fare in modo che quando tornerà in classe senta il meno possibile l’assenza alle lezioni. Chiaramente c’è un rapporto diretto con gli studenti che in una classe non hai. Ovviamente c’è di tutto, dal ragazzo che frequenta il liceo a quello che invece è iscritto al professionale.

Le chiedo come funziona la valutazione, come avvengono gli scrutinii e in che modo avvenga il coordinamento con la scuola di provenienza. Non c’è difatti una classe.

Mi dice che spediscono le loro valutazioni alle scuole di provenienza che poi valutano la promozione e l’assegnazione dei debiti.

Le chiedo come è possibile prevedere le cattedre in una struttura del genere: dal momento che ti può arrivare uno studente di un qualsiasi istituto quante sono le cattedre e di quali insegnamenti? Come fa il Provveditorato a stabilire l’organico?

Risponde che per talune materie ci sono grandi problemi. Ad esempio non si riescono a trovare insegnanti di greco per i ragazzi che frequentano il classico e che talvolta ci sono anche dei volontari, insegnanti in pensione che si prestano.

Volontari? Sì, non vengono pagati.

Le chiedo se si trova bene e mi risponde che non sa quanto potrà reggere in quell’ambiente. Mi dice che il 15% dei ragazzi è in una fase terminale, molti di loro hanno dei tumori e si sottopongono a chemioterapie. Sono già due anni che lavora in questa scuola ma quest’anno, diversamente dall’anno scorso, ha già perso due studenti.

“Domani avrei due ore di lezione con un ragazzo, ma non è detto che le faccia… Io vado in ospedale ma se questo è stato male e ha passato la notte in bianco, oppure se non è lucido per le medicine che assume chiaramente non posso insistere. Quando questi ragazzi ti dicono che non se la sentono, vuol dire che non riescono davvero… Spesso te ne accorgi anche tu: dopo 10 minuti di lezione li vedi che non ti seguono e allora meglio lasciar perdere.”

Le chiedo com’è possibile che dei ragazzi che sanno di avere solo qualche anno di vita si impegnino nello studio, abbiano voglia di imparare.

Mi risponde che forse proprio nel momento in cui ti sfugge la vita desideri fare forti investimenti nel futuro. Molti di loro si attaccano molto fortemente allo studio, dicono che non vogliono perdere anni di scuola per la malattia. Ci tengono a rimanere in classe con i propri compagni e fanno progetti per l’università. Mi racconta il caso di una ragazza che studiava molto aveva tutti 8 e 9. Dopo che è mancata i genitori sono andati a trovarla, le hanno chiesto se effettivamente la loro figlia meritasse tutti quei voti, pensando che, vista la situazione, molti docenti si fossero fatti coinvolgere.

Poi Antonella sembra cambiare discorso, mi chiede se per caso ho la possibilità di reperirle un determinato testo.

Le rispondo che lo possiedo ma non nell’ultima edizione. Avranno cambiato la numerazione delle pagine e l’ordine degli esercizi ma i contenuti saranno gli stessi.

Mi dice che vuole quella edizione che mi ha citato. Mi spiega:

“Sai, ognuno di loro ha un testo diverso, io ovviamente di libri ne ho tanti ma se voglio assegnare dei compiti per quando il ragazzo torna nella sua città, a casa sua, è meglio che scelga dal suo libro, non posso di certo pretendere che ne compri due. Se li prendo da un’edizione diversa c’è caso che il ragazzo a casa non si ritrovi con il numero di pagina e non riesca a trovare l’esercizio che gli ho assegnato. Ho tre ragazzi che usano il testo che ti ho chiesto.”

Io sgrano gli occhi e le chiedo per quale motivo si rivolge a me e non alla casa editrice dal momento che è insegnante come me.

Mi dice che a lei i testi non li regalano come invece succede a me. A maggio ogni membro del consiglio di classe valuta le nuove adozioni, io ho delle classi e appartengo ai loro consigli. Chiaramente per una casa editrice una nuova adozione equivale a dire vendite di almeno 25-30 copie almeno per tre anni, un bell’affarone: a me il libro lo regalano sperando che lo adotti.

Lei non procede con le adozioni e quindi la casa editrice non glielo regala, glielo vende al 30% di sconto. Le ho chiesto se ha spiegato la situazione alla casa editrice, che in fondo le servono per il suo lavoro e mi dice che non se la sente di stare a litigare.

Mi dice:”Sai, ho già comperato i moduli di terza, non me la sento di comperare anche quelli di quinta, tra l’altro due di questi ragazzi non so neppure se verranno ancora…”

Torniamo dentro, è freschino e di sigarette ne abbiamo fumate già due…

Rientrando Antonella chiede anche alle altre se hanno quel testo. Ovviamente non lo chiede ad Anna. Anna è insegnante di sostegno e dal momento che neanche lei procede alle adozioni le case editrici si guardano bene dal regalarle il libro di testo per i ragazzi che segue.

Si è fatto tardi ragazze.. Pare che solo io abbia la prima ora domani 😦

Anna mi riporta a casa, sicuramente riusciremo a vederci prima dell’anno prossimo.

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3 comments so far

  1. Renato Baietta on

    Dopo aver letto il tuo post, ho provato rabbia e sconforto per la situazione in cui si trovano le tue amiche. Mi sono anche un po’ commosso. Mi piacerebbe che il nostro fosse un paese migliore, e guardandosi in giro purtroppo si vede che c’e’ tanto da fare ancora. Ciao

  2. sughero on

    Grazie Renato, purtroppo temo che certe cose si sappiano poco in giro, e credo sia davvero giusto che si sappiano.
    Sulla scuola molti hanno un’idea spesso malinconica troppo legata ai propri ricordi. Se ti interessano tematiche legate alla scuola ti segnalo questo blog.
    Renata insegna nelle scuole medie, è molto interessante leggere i suoi racconti e sentire le sue esperienze.

  3. […] priorità il rientro economico; sono soggetti ai diritti d’autore, e, come ho raccontato in questo post, non forniscono i testi a certi insegnanti. Per non parlare poi di altre tipologie di problemi di […]


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