La caccia alle streghe da i suoi primi frutti

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Foto di viaggioadagio

Ieri l’altro anfiodo scrive un messaggio sul forum di p2p dove racconta di aver ricevuto una raccomandata dallo studio legale “Mahlknecht & Rottensteiner”.

Gli si chiede 330,00€, a titolo di risarcimento per chiudere bonariamente la questione su di un file ipoteticamente da lui condiviso lo scorso 18 marzo 2006.

La lettera è molto precisa: contiene giorno, ora, indirizzo IP e nome del file condiviso. Nel caso in cui anfiodo non provvedesse al pagamento entro il 14 di questo mese lo Studio procederà con azioni legali nel suoi confronti.

Anfiodo si chiede se sia uno scherzo,

ma purtroppo per lui lo studio in questione esiste ed ha un suo sito. Si legge tra l’altro che tale studio vanta consulenze in merito dei diritti d’autore e dei brevetti per i propri clienti.

Oltre ad Anfiodo anche betta814 ha ricevuto una lettera analoga perché colpevole di aver condiviso il 2 aprile 2006 “Right About Now” di Mousse T (scaricata ai tempi del liceo, circa 5 anni fa). Betta814 sostiene di non esser mai stata utente telecom, ma di aver avuto prima un abbonamento a 56k e poi ADSL ma sempre con libero.

Cosa sta succedendo? E’ semplice: a metà marzo punto informatico segnalava che la società discografica di Hannover Peppermint Jam Records Gmbh, chiedeva a Telecom Italia 3.636 nominativi relativi ad altrettanti IP rei di aver scambiato musica sulle reti p2p.

Il Tribunale di Roma emette un’ordinanza che obbliga Telecom a fornire tali nominativi e quindi gli avvocati di “Mahlknecht & Rottensteiner” che tutelano gli interessi di Peppermint hanno spedito le raccomandate: alfiodo e betta814 sono soltanto due di quelle 3636 persone che le hanno ricevute o le riceveranno. (Magari proprio tu che stai leggendo quest’articolo sei uno di loro… chissa’??)

A questo punto mi vengono in mente due domande:

  1. In che modo Peppermint ha scoperto gli IP degli utenti che avevano files in condivisione?
  2. E’ lecito che un’entità come la Peppermint, che non è un giudice possa avere accesso a dei dati sensibili quali i nominativi associati agli IP e i files contenuti nei dischi fissi degli utenti?

Cerchiamo di rispondere con ordine:

  1. Come si può leggere in questo post la tecnologia utilizzata per rintracciare gli IP è stata ideata da Logistep e si basa su tecniche di File Sharing Monitor:
  2. * Il client si connette alla rete P2P, cerca fonti del file illegale e raccoglie gli indirizzi IP che sono stati ottenuti dalla ricerca
    * Il client chiede di scaricare (un pezzo del file) dall’utente che lo possiede trovato con la ricerca
    * Non appena l’utente comincia ad uplodare dati ovvero avvia il download del File Sharing Monitor vengono inseriti in un database i seguenti dati: nome del file, dimensione, indirizzo IP, protocollo P2P, applicazione P2P, data ed ora e nickname utilizzato
    * A questo punto l’applicazione esegue una ricerca WHOIS per trovare le informazioni relative all’ISP dello scambista e se necessario cerca di contattare l’ISP

  3. Mi si potrebbe far notare che quando un file è in condivisione è l’utente decide di condividerlo pertanto non c’è nessuna violazione della privacy da parte di Peppermint. Vero! Ma l’utente decide di condividerlo in anonimato: chi vede quel file da una rete p2p può individuarne l’IP ma non l’utente del computer.
    Le tecnologie di file sharing e in generale quelle legate ad internet sono relativamente nuove e spesso le leggi non sono adatte. Molte sono state discusse da poco o devono ancora esser discusse (come nel caso dell’IPRED2).
    In risposta all’Ordinanza del Tribunale di Roma che ha disposto la comunicazione da parte di Telecom alla casa discografica tedesca Peppermint Jam Records, di quasi 4 mila nomi di utenti Internet che avrebbero scaricato files protetti dal diritto d’autore, il Senatore dei Verdi Fiorello Cortiana ha scritto una lettera al Garante della Privacy.
    Peppermint ha trovato 3636 utenti “colpevoli” ma per trovarli in quanti pc ha frugato? Quando avviene un furto non è che le forze dell’ordine si mettano a perquisire le abitazioni di tutti per cercare la refurtiva! Inoltre questi non sono nemmeno forze dell’ordine. Quanti dati hanno raccolto oltre a quelli che a loro sono serviti?
    Stando ai forum i brani di cui Peppermint ha cercato la condivisione sarebbero questi. Tuttavia è una lista empirica scaturita dalle persone che hanno partecipato al forum e che hanno rilasciato informazioni.

Staremo a vedere cosa succederà. Se siete i destinatari di una di queste lettere e non avete minimamente intenzione di pagare 330 € per un SOLO brano mp3 vi consiglio questo thread, scoprirete che non siete da soli.

La proposta di un pagamento “simbolico” per evitare la denuncia ricorda molto l’atteggiamento che tiene MPAA con l’inaugurazione del suo sito P2PLawsuits di cui ho già avuto modo di parlare. Fa senz’altro piacere che riusciamo ad imitare gli Stati Uniti nelle loro imprese più encomiabili.

In America infatti la RIAA già da tempo scesa in campo con la missione di educarci opportunatamente su quello che si può fare e quello che NON si può fare su internet. Epurare l’etere dai pirati è cosa impossibile, ma mi commuovo nel vedere questo intento educativo. Se poi si batte cassa a spese di bambine 12enni, utenti paralitici, cosa conta? E’ importante che si sappia che scaricare illegalmente equivale a rubare.

(Mi chiedo poi rubare quanto.. dal momento che il costo di un mp3 scaricato legalmente è quello di un caffe!! Boh..)

Le major sia della musica che del cinema hanno spedito molte lettere di questo genere, a volte sbagliando bersaglio come incolpando persone decedute, a volte prendendo dei due di picche da parte degli ISP come nel caso di Verizon e più spesso riuscendo a concretizzare.

Le major ci ricordano che la pirateria ha causato enormi perdite! Non basta dunque pagare i diritti d’autore sulla mozzarella comperata al supermercato, sul caffé bevuto al bar, non conta il fatto che pur scaricando illegalmente un mp3 possa piacermi il suo autore tanto da decidere di comperare il suo disco o di andare al suo concerto.

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2 comments so far

  1. […] visto cosa succede se si scarica un brano di Mousse T tramite emule; abbiamo imparato come la grande azienda della distribuzione musicale si comporta, come si tutela e […]

  2. […] tempo fa aveva fatto scalpore la notizia che certe pratiche da tempo in uso oltreoceano avessero preso piede a casa […]


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