Microsoft risponde alla minaccia strisciante Stato dopo Stato

Fino a cinque o sei anni fa immaginare alternative a Word ed Excel era impensabile. Si poteva esclusivamente fare una considerazione storica rilevando che non era sempre stato così.

Occorre però risalire ai primi anni ’90 per trovare un prodotto per l’ufficio che avesse una quota di mercato superiore all’1%. Microsoft è riuscita a polverizzare tutti gli altri programmi di videoscrittura. WordStar e WordPerfect hanno avuto i loro ultimi giorni di gloria forse quando ancora windows 3.0 era ai suoi albori. Non è molto diversa la sorte che è toccata ai fogli elettronici. Lotus 1,2,3 è stata sostituita da Excel e da allora aver una suite d’ufficio sul PC voleva dire avere MS Office.

Forse oggi non è più così.

Da un po’ di tempo BigM inizia a veder minacciato il suo monopolio sulle suite da Ufficio. L’adozione di soluzioni opensource sempre più diffusa è un virus che si sta diffondendo molto in fretta. Iniziando dal caso di Monaco che senz’altro rappresenta un caso clamoroso, per continuare ad altri casi in Olanda, Danimarca, Brazile e Francia raccolti in gran parte in questo documento inizia seriamente a minacciare gli interessi di un’azienda che è riuscita a monopolizzare il software per l’ufficio (e non solo quello). Ma in America cosa succede? Gli Stati Uniti sono il primo mercato per BigM, il mercato che le ha dato le possibilità di affermarsi e di crescere per poi esportare la propria tecnologia nel resto del mondo.

Gli Stati Uniti sono però anche il paese in cui Microsoft conta più rivali, il paese in cui più probabilmente nasceranno alternative a questo monopolio semmai nasceranno.

John Letzing un giornalista di San Francisco ha scritto su MarketWatch un’articolo sull’adozione di formati aperti e tecnologie opensource da parte degli Stati americani che ho trovato interessante e ho tradotto qui di seguito.

Ed Homan, un chirurgo ortopedico, ha pensato che presentare una norma raccolta in 38 pagine che solleciti l’utilizzo di formati open-source in un distretto al centro della Florida non potesse riscuotere molta attenzione.

Tuttavia dopo neanche un’ora dalla pubblicazione della proposta del provvedimento avvenuta verso la fine di marzo, tre lobbisti della Microsoft sono venuti a fargli visita nel suo ufficio.

 

 

“Sono piombati qui all’improvviso – ha detto Homan – non immaginavo una reazione del genere!”
Stato dopo Stato la scaramuccia sui formati opensource dei documenti rappresenta l’ultima trovata di una lunga, e finora senza successo, campagna per impedire di ridurre il dominio di Microsoft nel mercato delle applicazioni software per l’ufficio. A parte la Florida altri quattro stati hanno proposto leggi simili.

Il formato dei documenti funge da container digitale sottostante; controllare l’accesso a files come fogli elettronici e la possibilità di poterli condividere. Le proposte come quella avanzata da Homan potrebbero favorire l’utilizzo del formato OpenDocument, brevemente ODF, una tecnologia opensource sviluppata dai rivali di Microsoft. Gli analisti dicono che l’ODF potrebbe compromettere uno dei business più cruciali per Microsoft. Dopo più di un decennio si aprirebbe la porta a delle alternative a Excel a Word e ad altre diffuse applicazioni su cui la compagnia software più grande del mondo ha oggi il monopolio.
Su questioni come questa è difficile pensare che Microsoft tenga la bocca chiusa, e i politici come Homan hanno avuto modo di rendersene conto.

BigM ha montato un’intensa campagna pubblicitaria per sostenere l’Open XML, un formato aperto disegnato per contrastare l’avanzata dell’ODF. Microsoft sostiene che l’ODF possieda una tecnologia limitata, che non sia in grado di leggere i files Microsoft correttamente e che l’ Open XML garantisca invece piena compatibilità con tutti i prodotti della suite Office.

Secondo Homan, la sua proposta sull’opensource non è passata perché altri legislatori non “erano d’accordo” su un paragrafo. Tuttavia simili normative sono state adottate altrove, la diffusione del formato ODF potrebbe indirizzare l’utenza all’utilizzo di applicativi opensource — in un settore in cui le burocrazie, e molti posessori di computer hanno fatto affidamento sui prodotti MS Office come Word.

Michael Silver, un analista di Gartner Inc. sostiene che “I formati dei files sono stati per anni quello che ha legato la gente a Microsoft Office che nel contempo ne ha prosperato. La divisione business di Microsoft, il 90% della quale è fatta dai prodotti Office, da gennaio a marzo ha contribuito per un terzo del totale delle vendite dell’azienda che sono pari a 14.4 milardi di dollari.”

Poco dopo aver introdotto la proposta sull’utilizzo dell’ODF nella normativa dello Stato lo scorso febbraio, Marc Veasey ha detto che era chiaro che Microsoft avrebbe dedicato molto tempo e numerosi sforzi al fine di condizionarne l’esito.

Veasey ha detto :”Da subito siamo stati contattati da Microsoft e dai suoi lobbisti qui a Austin, e sapevamo che avremmo dovuto combattere una grossa battaglia, proprio per chi erano e per chi rappresentavano”

Veasey è uno dei sostenitori delle norme sull’adozione dell’ODF che è ora in discussione nelle commissioni in entrambe le camere della legislatura.

Gli altri stati che recentemente stanno prendendo in considerazione l’adozione di formati aperti per i documenti sono la California il Minnesota e l’Oregon. Il Massachusetts è stato uno dei primi aderenti alla tecnologia del formato open document. Hanno iniziato ad utilizzare l’ODF alcune agenzie di stato all’inizio di quest’anno dietro un mandato del 2005.

I legislatori in altri stati non hanno necessariamente raccomandato l’ODF a spese dell’Open XML. Ma Microsotft si rende conto che il prospettarsi di alternative, come la diffusione dell’ODF rappresenti una potenziale minaccia per i suoi introiti.
In un documento che i lobbisti hanno rilasciato a Homan, hanno sminuito la “minoranza” che specificatamente sosteneva l’ODF. Hanno sostenuto che OpenXML rappresenta una opzione “più robusta”.

Stando a quello che Veasey aveva proposto nella normativa in Texas si capisce che non si desiderava affatto fare necessariamente una scelta su un formato a spese di un altro. Veasey afferma: “Avremmo voluto vedere ciò che Microsoft era in grado di offrirci, ma loro hanno detto che così come avevo steso il mio disegno favorisse l’ODF e pertanto hanno declinato il loro aiuto e rifiutato il loro contributo. Avremmo volentieri sollecitato l’adozione del Microsoft Open XML, se il Dipartimento per le risorse di informazione avesse stabilito che tale formato incontrava i suoi prerequisiti.”

Ciò che è capitato in Texas nello studio di una nuova normativa sui formati dei documenti è molto simile a quello che è successo in altri stati. La priorità per un governo è quella di assicurare l’accesso ai documenti sia in archivio che correnti a prescindere dall’applicativo usato, tenendo i costi i più bassi possibile.

Veasey sostiene che secondo Microsoft c’è “un solo modo” di legiferare sulla tecnologia alla base dei documenti della pubblica amministrazione; aggiunge inoltre che se ci fosse libero mercato e competizione tra le diverse aziende produttrici di tali software si potrebbero risparmiare ai contribuenti milioni di dollari.

Homan ha iniziato ad interessarsi sul formato aperto dei documenti quando il Dipartimento per la Sanità della Florida ha richiesto a Microsoft il rinnovo delle licenze per il triennio successivo ad un costo di 12 milioni e 400 mila dollari. Homan ha fatto osservare che erano un sacco di soldi e che tale balzello andava pagato ogni tre anni.

OpenOffice, in quanto tecnologia opensource, potrebbe far risparmiare sia alla Florida che ad altri stati, dal momento che gli applicativi necessari per lavorare con questa tipologia di documenti hanno un costo decisamente inferiore rispetto a quelli che vende Microsoft. L’idea sarebbe quella di utilizzare tali formati non solo per coloro che lavorano nelle amministrazioni dello Stato ma anche per i consiglieri stessi dello Stato. Microsoft vedrà cosa sta per succedere. Programmi come Word e Excel sono maturi per esser sostituiti da qualcosa di generico.

Dal momento che Open XML è stato concepito da Microsoft, Homan ritiene opportuno dubitare dell’interesse da parte di questa azienda nel garantire che i prodotti a basso costo sviluppati dai concorrenti possano sempre esser compatibili con tale formato.

Ciononostante il riconoscimento di Open XML come standard potrebbe sostenere gli sforzi della loro lobby. ODF, ad esempio, è stato ratificato come standard l’anno scorso da parte della International Organization for Standardization (Organizzazione Internazionale per gli Standard).

Al momento Open XML sta aspettando la ratifica da parte dell’I.S.O, decisione che dovrebbe arrivare a settembre mentre è già stato ratificato come standard da parte di un altro ente: l’Ecma International.

Ad ogni modo Open XML deve rispondere a specifiche definizioni di formato aperto. Nella proposta avanza in Texas, ad esempio ciò significa esser “controllato da una organizzazione a tecnologia aperta.”

Tom Robertson, general manager per l’interoperabilità e gli standards di Microsoft ha detto che OpenXML esattamente come ODF è il frutto di una genuina collaborazione; ha fatto osservare che persino i rivali di Microsoft, come ad esempio Apple, hanno partecipato nella stesura di Open XML.

Silver ha aggiunto che sebbene ci siano diverse compagnie decise a supportare l’Open XML in realtà è Microsoft che fa la parte del leone nel gruppo ed è la società che ci tiene maggiormente.

Robertson nell’ammettere gli sforzi nel cercare di formare ed educare l’apparato legislativo ha affermato :” Siamo molto contenti di poter parlare ai politici dei benefici di questa nuova generazione di tecnologie… e continueremo a farlo”

 

Esiste naturalmente anche una lobby potente dietro ODF, aziende che di certo esercitano anch’esse le loro pressioni sulla stesura delle nuove normative. Si chiama alleanza ODF, un gruppo costituito con queste finalità che conta tra i suoi membri i principali rivali di Microsoft: IBM, Sun e Google.

Sun e IBM supportano attivamente ODF e i programmi che gestiscono questo formato: OpenOffice; Sun inoltre, offre un’ulteriore prodotto compatibile con ODF chiamato StarOffice.

L’alleanza ODF e in particolare Sun e IBM sono stati ben visti in Texas. “Le persone con cui abbiamo parlato” – afferma Veasey – “erano disponibili a discutere, non hanno imposto il proprio formato, erano aperti al dialogo. “

Silver osserva che IBM, Sun e altri rivali di Microsoft hanno tutti i motivi per mostrarsi disponibili, fa parte della campagna aggressiva che stanno portando avanti. Sanno che il supporto del formato dei documenti è stato un elemento chiave nel successo di Microsoft, e così qualsiasi strategia adottino per ridurre lo svantaggio è una cosa buona per loro.

Secondo uno studio del gruppo NPD nel 2006 Microsoft Office ha tenuto il 97% dello share delle suite d’ufficio negli Stati Uniti.

Marino Marcich, il director manager dell’alleanza ODF ha detto che non sono solo i rivali di Microsoft a sostenere lo standard ODF dal momento che nell’alleanza vi sono ben 380 membri. Marcich ha anche osservato che molte proposte avanzate a livello legislativo, compreso quello in Florida, sono state spontanee, causate da circostanze “organiche” all’insaputa dell’alleanza. Alcuni Stati si sono passati la voce l’un l’altro, o l’idea può essere arrviata da governi di paesi stranieri. Gli sforzi compiuti in Brasile, in Francia e in altre nazioni hanno incoraggiato a discutere l’adozione dell’ODF nella normativa.

Robertson della Microsoft sostiene che l’Open XML rappresenta un’alternativa migliore ed è la prova che la sua azienda si stia muovendo nella direzione dell’apertura dei formati. Più specificatamente la stesura di un formato aperto è un modo in cui BigM sta mostrando di sforzarsi per fronteggiare il crescente mercato opensource. Qualche settimana fa, è stata proposta la vendita di Windows XP e suite software a 3 dollari per gli studenti dei paesi in via di sviluppo. Tale campagna è nata al fine di fronteggiare la concorrenza con i prodotti opensource decisamente a basso costo che lì sono disponibili. Verso la fine dell’anno scorso l’azienda di Redmond ha firmato un discusso accordo di partnership con Novell grazie al quale i loro clienti possono utilizzare prodotti opensource realizzati da Novell assieme a tecnologie proprietarie sviluppate da Microsoft sullo stesso server e viceversa.

Robertson rifiuta l’assioma secondo il quale il principale vantaggio nell’utilizzo di Open XML risiederebbe nel garantire a Microsoft il futuro utilizzo dei propri prodotti. A tal proposito ha ricordato il recente impegno che Microsoft ha intrapreso nello sviluppare dei “traduttori” capaci di permettere agli utenti dell’ODF di aprire e condivere documenti creati da MS Office assieme a quelli creati da compagnie concorrenti. Ed è quindi totalmente illeggittimo vedere l’Open XML come un prodotto generato esclusivamente da Microsoft.

Tuttavia è ancora da vedere se gli sforzi compiuti da Microsoft per influenzare le decisioni dei politici avranno successo. Per citarne uno, Homan, non è affatto convinto che Open XML sarà mai una scelta opportuna in Florida.

Il repubblicano Peter Buckley, che ha introdotto la normativa sul formato aperto dei documenti in Oregon ha detto che durante la legislatura corrente non vi è un sostegno sufficiente su questa questione che possa portare ad un voto. Ha precisato però che nella prossima appoggerà questa iniziativa dopo aver informato gli altri membri del parlamento su questioni riguardanti l’opensource.

 

 

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