DRM: Gestione digitale dei diritti?

Sottotitolo: come uso la tecnologia raccontandoti che tutelo i diritti dell’autore mentre invece utilizzo strumenti tecnologici per limitare i tuoi diritti.

Era da un po’ di tempo che volevo scrivere qualcosa sul DRM. Le cose da dire, i siti che ne parlano le campagne contro o pro sono davvero tante e le cose che voglio dire tantissime! Cerchiamo di iniziare con ordine.

Possiamo partire dalla definizione che ne da Wikipedia oppure dalla definizione che ne da Microsoft per il suo DRM implementato sul suo Windows Media Player.


Se ci mettiamo a leggere queste definizioni possiamo trovare anche giusto che ci debbano essere strumenti di tutela dei diritti d’autore in un’epoca in cui è diventato abituale condividere contenuti multimediali su internet attraverso le reti peer to peer con programmi tipo Bittorrent, eDonkey/eMule, Direct Connect ecc.

Gli autori guadagnano se riescono a vendere i loro prodotti, siano musiche, filmati o anche software. Se si continua a scaricare indebitamente software, musiche e film dalle reti peer to peer il loro lavoro viene vanificato. Inoltre, non stupisce che Microsoft, da sempre in primo piano nel sostenere il modello proprietario come sviluppo del software e delle tecnologie si sia mossa subito nel cercare di sviluppare tecnologie di questo tipo e fornire in questo modo un supporto alle compagnie multinazionali di editoria, le cosidette major.

E allora cosa c’è di male? Non è forse giusto che l’autore di una canzone, di un testo, o il programmatore di un codice non si vedano tutelati? D’altra parte lavorano per creare “opere di ingegno”, se se ne fa una pubblica distribuzione di tali opere il loro lavoro viene vanificato.

Eppure ci deve essere qualche cosa che non funziona altrimenti non si spiegano tutte le polemiche in rete presenti almeno da 5 anni. Cosa aveva in effetti da lamentarsi Paolo Attivissimo già nel 2002 su Palladium?

D’altra parte è da un bel pezzo che tecnologie simili vengono utilizzare per distribuire film e musica a pagamento: è quello che fanno da un pezzo i decoder satellitari e sembra che nessuno se ne lamenti o che si scandalizzi.

Il malcontento circa questa questione però cresce di anno in anno per arrivare al 2006 anno in cui in Svezia si presenta alle elezioni un nuovo partito, il partito pirata con l’intenzione di rimettere in discussione l’intera normativa che riguarda il diritto d’autore.

Scendiamo più nel dettaglio ammettiamo di voler comperare un CD Audio del nostro cantante preferito.

Mediamente il 9% del prezzo che paghiamo sul CD finisce alla SIAE come compenso per i diritti d’autore, ma attenzione! Abbiamo pagato i diritti SOLO per l’esecuzione privata.

Cosa vuol dire questo? Francamente non lo so bene e stento a capirlo. Ovviamente non posso assolutamente regalarne una copia ad un amico, ma posso prestarlo? Quando compro un cd audio ho pieno diritto nel sentirmelo a casa mia? Quante persone hanno diritto di ascoltare quelle musiche assieme a me? Badate che non sono speculazioni superflue perché sono su questi diritti che ha luogo tutta la polemica. Non sono affatto questioni irrilevanti: nel caso in cui io affitti una sala e organizzi una festa di compleanno dove viene suonata questa musica io DEVO ripagare i diritti alla SIAE nonostante il CD sia il mio e lo abbia regolarmente acquistato.

Ammettiamo che voglia sentire quella musica in macchina e dispongo di un’autoradio un po’ datata che non ha lettore CD. Posso farmene una copia su cassetta? Certo che posso farlo, ma per ogni copia personale che faccio devo pagare un compenso sempre alla SIAE.

Sul sito delle FAQ della SIAE imparo che

Il compenso è costituito:

  • per i supporti di registrazione, da un importo per supporto variabile in funzione della sua categoria e capacità effettiva di registrazione, espressa in ore (o frazioni di ora) o mega-gigabyte, così come indicata sulla confezione del supporto.

  • per gli apparecchi di registrazione, da un importo pari al 3% del prezzo di listino ai rivenditori degli apparecchi stessi risultante dalla fattura di vendita, al netto dei soli sconti evidenziati in fattura.

Ogni volta che compero un DVD, un CD, una videocassetta VHS e qualsiasi apparecchio in grado di registrare su tali supporti pago la SIAE. Infatti è previsto che i supporti vergini siano utilizzati esclusivamente al fine di copiare opere autentiche per uso personale, non per altri scopi. Se compero una videocassetta per immortalare invece il matrimonio di un amico, o una audiocassetta per registrare una conversazione? Non importa, pago inevitabilmente un compenso alla SIAE.

Bisogna anche ringraziare perché la normativa circa la quota da versare alla SIAE era molto più esigente tempo fa. L’Asmi, Associazione Supporti Multimediali Italiana aveva infatti fatto osservare che da tale balzello il mercato dei supporti vergini che era stato, a dir poco, devastato.

Che io ce l’abbia con il diritto d’autore e con le sue scadenze è indubbio, soprattutto quando leggo casi come quello di Walt Disney.

Che non mi piaccia la SIAE non è affatto un mistero. Se è tanto rigida e minuziosa nel pretendere che vengano pagati compensi per le radio nei bar, per le musiche nei supermercati e negli ascensori, per i televisori nelle pizzerie, per le suonerie nei cellulari dovrebbere esserlo altrettanto nel restituire tali compensi ai leggitimi autori. Invece che succede? Vengono fatte considerazioni forfettarie e al momento del risarcimento ci si basa su quelle. Eppure la SIAE ha anche a disposizione un certo numero di ispettori, ispettori che quando vogliono sanno lavorare proprio bene multando dei bambini di Chernobyl.

Una puntata di Report oggi un po’ datata ha indagato a fondo sulla SIAE, la sua trascrizione elettronica è qui; tra le cose tanto interessanti che si possono scoprire leggendola c’è il fatto che i diritti della musica techno finiscano al liscio.

Ok parliamo di cinema invece: compro il DVD di un film che mi piace tantissimo e voglio mostrarlo a mio fratello che vive negli Stati Uniti. Arrivo a casa sua e… Sorpresa, il DVD non è leggibile dal suo lettore! Il DVD che ho comperato in Italia è marcato zona 2 mentre per esser leggibile sul lettore di mio fratello deve essere o zona 1 o senza zona. Cosa vuol dire questo?

Ho comperato un’opera ma con essa i diritti per poterlo visionare SOLO in determinati paesi e non in altri.

Ok allora, niente DVD, utilizziamo internet! Esiste da qualche tempo la possibilità di scaricare legalmente opere multimediali dalla rete dietro pagamento tramite carta di credito.

Tra i tanti portali disponibili http://www.mymovies.it mi sembra che abbia una buona collezione di titoli.

Scelto il film mi compare la seguente videata.

drm su mymovies.it

Il DRM su http://www.mymovies.it

Mi si dice che MS Windows è un prerequisito, per fortuna so cavarmela decentemente, anche il supporto per il mio modem ADSL era solo per Windows e Mac, eppure sono tre anni che navigo usando Gnu/Linux senza problemi. Comunque, la prudenza non è mai troppa e per stare dalla parte dei bottoni scarico il filmato prova per verificare se riesco a riprodurlo.

Provo con tutti i lettori a mia disposizione: xine e mplayer non ne vogliono sapere ma mi sembra di aver letto da qualche parte che vlc preveda l’uso di tecnologie DRM. Nulla, non ci riesco, ci vuole windows e il lettore multimediale di Microsoft!

Ora, già l’idea di poter utilizzare non più di due computer per vedere questo film mi sembra riduttiva per non dire addirittura lesiva delle mie libertà. Non capisco per quale motivo io debba comperare una licenza Microsoft per vedere un film.

Morale, se compro questo film, mi si impone di vederlo SOLO su DUE pc che possiedano una tecnologia sia hardware che software di loro gradimento. Di questo passo le major per vedere tutelati i propri diritti dove arriveranno?

Possono impormi in quali locali guardare un film a che ora del giorno e in compagnia di chi?

Ho una lavatrice in bagno, questa non pretende di essere in un posto preciso, non pretende di lavare determinati indumenti e altri no. Non mi chiede un compenso tutte le volte che l’accendo. Chiaramente può essere forzato come confronto ma credo che renda bene l’idea.

Il video qui sotto a mio avviso illustra bene le prospettive per il futuro digitale.

Doxaliber, da sempre attenta a queste tematiche, pubblica un interessante articolo sul drm dove mette in evidenza anche caratteristiche tecniche di cui qui non ho parlato. Più di un anno fa The Inquirer metteva in evidenza le menzogne dietro le quali si cela il DRM, o almeno così come ce lo raccontano le multinazionali della distribuzione, ovvero come in realtà non abbia lo scopo di proteggere i contenuti bensì quello di sfruttare la potenza dei moderni pc proprio al fine di limitarne l’utilizzo.

Il post è già molto lungo così e c’erano tante altre cose di cui avrei voluto parlare, tra cui l’implementazione di tali tecnologie su nuovi sistemi operativi: Vista, il neonato di casa Microsoft e quello che ne dice la FSF.

Ma magari di tutte queste cose e anche di altro parleremo la prossima volta.

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5 comments so far

  1. Lillide on

    Mazza, quanto parla lui quà…

  2. sughero on

    stavo appunto leggendo la tua email…

  3. pirsig on

    Ho letto con interesse il tuo ottimo post. C’è moltissimo da dire su DRM, TC, ecc.
    La protezione dei diritti d’autore è, secondo me, un ottima scusa per imporre delle limitazioni nell’uso che i normali cittadini possano fare della tecnologia informatica.
    Molti (lo dice per esempio Beppe Grillo) hanno intuito che la potenzialità di Internet nel costituire organizzazioni sociali alternative, basate sul concetto di “rete di pari”, hanno portata immensa.
    I nostri governanti hanno bisogno di un “freno di emergenza” per essere certi che nel momento del bisogno potranno metterla fuori uso, o fuori legge.
    Le attuali tecnologie DRM, e la graduale marginalizzazione dell’Open Source (vedi le innumerevoli minacce di azioni legali per non provate violazioni del copyright indirizzate a Linux) sono un tassello fondamentale, per le organizzazioni centralizzate come i governi, per essere in grado di “disinnescare” qualsiasi organizzazione innovativa nata su Internet.

  4. sughero on

    Grazie per i complimenti, anche se non ho un’ottica cosi’ “complottistica” come la tua. Per dirla meglio non credo sia un disegno governativo quello di marginalizzare l’opensource quanto piuttosto delle major. Forse i governi e i politici in generale sono loro ostaggi visto il modo in cui legiferano. Perché non mi mandi un trackback dal tuo articolo? Io volentieri lo avrei mandato al tuo ma temo che tu non l’abbia installato su blogger.

  5. All’inizio di questo mese era uscito un articolo su un nuova tipologia di rootkit: i bootkit. Ne parla heise-security qui. Molto brevemente, per chi non ha voglia di leggersi l’intero articolo in inglese è un particolare tipo di rootkit ch…


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