Sulla dislessia

Ho letto sul blog di Beppe Grillo una lettera scrittagli da una mamma di un ragazzo dislessico. Ho letto la serie di commenti alla lettera che seguiva, in qualità di docente mi son sentito in dovere di rispondere. Riporto di seguito la lettera e la mia risposta.

” “Crao Bpepe qeutso è uno dei mdoi in cui può leggere un dilsesisco…, e questo in italiano dove ad ogni lettera corrisponde uno stesso suono, pensa perciò ad uno studente dislessico di fronte ad un brano in inglese, latino o greco antico. Quello studente è mio figlio e la sua diagnosi di dislessia è recente, è stata diagnosticata in 5° ginnasio dietro segnalazione di una prof. di lettere antiche attenta e preparata sull’ argomento. Fino a quel momento Emanuele aveva convissuto inconsapevolmente col problema senza mai essere bocciato, con risultati scolastici discreti ma col dubbio poi confessato di essere più scemo dei compagni. Per compensare aveva inconsciamente elaborato un metodo, (che poi la psicologa ha confermato come quello più utile) simile al T9 in dotazione ai cellulari; tutto questo da solo, aiutato da una brillante intelligenza certificata dallo specialista insieme alla diagnosi di dislessia (per fortuna di grado non severo). “Caspita in gamba il ragazzo!” diremmo tutti noi comuni mortali, tutti meno i giurassici docenti e legislatori del MIUR che liquidano il problema (comune al 4% della popolazione), con due stringate note ministeriali in cui vengono “consigliati” strumenti dispensativi e auspicati corsi di formazione per gli insegnanti senza però organizzarli e stanziarne i fondi per attuarli. Come incoraggiamento per lo sforzo compiuto, in 1° liceo, una sensibile prof. mi ha comunicato che per lei mio figlio era una ballerina senza gambe che voleva danzare alla Scala e gli ha rifilato il debito delle sue materie(italiano e latino). Esposto in Provveditorato e cambio di scuola a seguire, siamo giunti in 2°liceo, abbiamo recuperato il debito di italiano, e, vista la vena masochistica di Emanuele che non vuole deporre le armi, siamo approdati non in una scuola paritaria come io auspicavo, ma nel più antico e blasonato liceo di Genova. Mio figlio vuole studiare in un istituto statale, come ritiene sia suo diritto, non vuole mollare …. Io si! La botta finale del KO l’ho ricevuta un mese fa in Provveditorato dove avevo richiesto un colloquio all’ufficio disabilità. Ero andata per capire come vengano tutelati gli studenti dislessici in sede di esame di maturità, visto che questo cambia ad ogni governo e ministro nuovo, ora il commissario è esterno e non conosce gli studenti.
Risposte:
– Sono stata una madre poco attenta non accorgendomi presto del disturbo dello studente. (Ho fatto presente che è di competenza dei docenti e che io posso essere ignorante in merito ma loro no)
– Il ragazzo è un masochista e farebbe meglio a cambiare indirizzo scolastico spostandosi al liceo Psico – pedagogico (ho fatto presente che è alla fine del penultimo anno)
– Non è garantito che un commissario esterno valuti lo studente maggiormente nella fase orale che scritta delle prove canoniche,come è auspicabile per i dislessici,(latino greco italiano), ciò dipende dalla singola soggettiva sensibilità.
Insomma, Beppe caro, chiedo se sia giusto che, in una società di raccomandati, vallette, spioni, deputati ignoranti, una persona volitiva, caparbia e decisamente intelligente debba venire penalizzata per l’ottusità delle istituzioni che ora riducono anche il personale deputato alla diagnosi alle ASL… forse per non doversi porre il problema. Un saluto affettuoso.” Anna.
La mia risposta.

Cara Anna, ho letto il tuo post con molta attenzione sono un insegnante di matematica e fisica e su quanto hai scritto vorrei dire la mia. Probabilmente non ti piacerà quanto sto per dirti perché sono in netta controtendenza con il tono del resto dei post.
Mi sono laureato ed ho partecipato ad un concorso a cattedra, quindi nel momento in cui sono entrato in ruolo non avevo nessuna competenza pedagogica. Nonostante ogni anno ogni docente debba specificare come intenderà aggiornarsi per l’anno corrente non ho NESSUNA preparazione sui disturbi dell’apprendimento come disgrafia, discalculia e nemmeno dislessia.
Io non so quanti figli tu abbia ma ogni anno mi ritrovo in media 4/5 classi diverse con 25 studenti in media l’una. Tieni conto che è da dieci anni che insegno e solo UNA volta ho avuto continuità didattica nelle stesse classi. Ho a che fare quindi ogni anno con in media dai 100 (quando va fatta bene) ai 130 (quando mi va fatta male) studenti a cui insegnare le mie discipline; studenti che inizio a conoscere a settembre e che con ogni probabilità non rivedrò dopo giugno.

In ogni classe ho delle situazioni particolari: dal caso di bullismo nei confronti del ragazzo più fragile al caso dell’adolescente che soffre di epilessia e che quindi in ogni momento potrebbe avere un attacco; dall’allergico alle api allo studente straniero che viene inserito in classe
a metà anno quando a malapena capisce l’italiano.
Tieni conto che NON insegno alle elementari, la situazione sarebbe già così problematica se non avessi degli obiettivi didattici.
Cerco di fare il mio lavoro nel miglior modo possibile e, ma ci sono questioni di DECENZA sulle competenze sulle quali faccio veramente fatica a scendere a compromessi.
Mi dispiace, non valuto l’intelligenza, ci sono obiettivi minimi di decenza. Ci sono certe cose che gli studenti sono tenuti a sapere e altre che sono tenuti a saper fare. Certo è mio pieno dovere metterli in condizioni di acquisire tali capacità ma non posso di certo sostituirle con altre.

Gli strumenti a mia disposizione per spiegare la matematica e la fisica sono limitati. Il tempo è ancora più limitato perché come tu ben sai le ore settimanali nella realtà sono molte meno di quelle sulla carta. Tra scioperi, autogestioni, viaggi di istruzione, bidelli che a ogni ora ti entrano in classe per leggere circolari e l’interfono che ti interrompe per dirti che nel parcheggio bisogna spostare una macchina nel preciso momento in cui hai ottenuto l’attenzione di tutti sono ostacoli con cui mi misuro ogni tanto.
Capisco la tua frustrazione dovuta al fatto che i docenti delle scuole che tuo figlio ha frequentato non abbiano adottato delle strategie ad hoc per lui ma devi aver ben chiaro il contesto in cui lavorano.
Mi fa molto male leggere quello che scrivi perché abitualmente è anche quello che mi sento rimproverare da diversi genitori durante i ricevimenti. Che tuo figlio abbia il diritto all’istruzione e al fatto che gli vengano forniti tutti gli strumenti del caso è indubbio ed hai tutto il mio appoggio. Spero però che tu non pretenda la promozione quando tuo figlio non ha raggiunto gli obiettivi minimi pero’.
Che cos’è in fondo il debito o la bocciatura? Perché viverselo in questo modo? E’ forse un marchio di infamia?
Io stesso sono stato bocciato in terza liceo eppure quento non mi ha impedito di diplomarmi, laurearmi, vincere un dottorato e poi la cattedra al concorso.
E’ semplicemente il fatto che tuo figlio non ha raggiunto QUEGLI obiettivi in QUEL lasso di tempo, nessuno si è mai sognato di dirti che Emanuele è scemo.
Fanno molto più comodo forse per certi genitori il comportamento di taluni colleghi che non solo non adottano strategie nell’affrontare disturbi come la dislessia ma sanno anche chiudere un occhio facendo finta che lo studente sappia quello che in realtà non sa.

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40 comments so far

  1. Maria Testa on

    ma come si permette! la signora non ha mai chiesto che venga chiuso un’occhio sui risultati di suo figlio, ma solo che sia messo in grado di raggiungerli quei risultati, e non vedo quale e quanto tempo venga tolto ad un insegnante che invece di far fare al ragazzo dislessico un testo scritto di storia lo interroghi o gli consenta l’uso di una calcolatrice nel risolvere problemi che, mi creda, sa risolvere meglio e prima degli altri.Il suo è il classico atteggiamento dell’insegnante che crede che il suo lavoro si limiti a dare delle nozioni e a verificare come queste siano state apprese dagli studenti.
    una indignata madre di uno splendido ragazzino dislessico ampiamente e professionalmente sostenuto dalle insegnanti della prima media le quali mai neanche per un istante hanno pensato di chiudere gli occhi.

  2. sughero on

    Temevo che qualcuno si indignasse, anzi ne ero certo. Spero che comunque abbia letto tutto il post e non soltanto la seconda parte.
    Perché se lo avesse letto tutto avrebbe sicuramente colto la frase “Che tuo figlio abbia il diritto all’istruzione e al fatto che gli vengano forniti tutti gli strumenti del caso è indubbio ed hai tutto il mio appoggio”

    Se UNA MADRE non si accorge della dislessia del figlio io che ho 120 studenti che cambio ogni anno come diavolo faccio ad ccorgemene??
    Che pretesa è? Il mio concorso a cattedra non prevedeva nessuna competenza pedagogica, ma solo competenze sulle discipline che insegno.
    Questo non mi giustifica ma tantomeno giustifica lo Stato per cui lavoro in quanto era SUO carico formarmi prima di assumermi.
    Se sono un insegnante coscenzioso mi documenterò e cercherò di affrontare il caso nel miglior modo possibile.

    Signora Testa legga bene quello che dice Anna

    “Come incoraggiamento per lo sforzo compiuto, in 1° liceo, una sensibile prof. mi ha comunicato che per lei mio figlio era una ballerina senza gambe che voleva danzare alla Scala e gli ha rifilato il debito delle sue materie(italiano e latino)”

    Un debito non è né una punizione né un incoraggiamento è solo la constatazione che gli obiettivi minimi non sono stati raggiunti.
    Ora, ovvio che si può dare la colpa all’insegnante, ovvero se Emanuele non ha raggiunto gli obiettivi in Italiano e Latino è colpa della sua prof che non gli ha dato gli strumenti necessari.
    Se Emanuele non avesse avuto il debito Anna si sarebbe lamentata lo stesso?
    Comunque, per criticare un insegnante non c’è nessun bisogno della dislessia; sono tanti i genitori convinti di avere in casa piccoli geni e non si sanno capacitare del fatto che non ce l’abbia fatta; molto più facile pensare di aver avuto un insegnante incapace o di aver avuto a che fare con uno di quei prof che, come lei mi insegna “crede che il proprio lavoro si limiti a dare delle nozioni e a verificare come queste siano state apprese” Saluti.

    • Antonella on

      E secondo lei gli obbiettivi minimi si raggiungono con il debito?Bisogna essere dislessici per capire o avere un figlio dislessico, io sinceramente le auguro con tutto il cuore di averne uno cosi proverà sulla sua pelle l’ ” ignoranza ” degli insegnanti.
      Faccia un passo indietro, al posto di rispondere con la prosopopea che avete voi insegnanti ,convinti di sapere tutto e di non avere mai nessuna colpa, siete in grado di distruggere un ragazzo solo perchè implica per voi uno sforzo in più .
      Antonella

  3. roberta g. on

    Lei parla di cose da sapere e saper fare e proprio qui sta il punto. Sono questi obbiettivi che sono sbagliati, in alcuni casi. in 3° elementare un obbiettivo è sapere le tabelline…oooohhhh che obbiettivo intelligente!!! è sbagliato, si può capire la matematica e non sapere le tabelline, provi a chiedere a certi amici dislessici laureati in fisica, quanto fa 7×8 ….

    Tuuti gli obbiettivi andrebbero rivisti, non solo x i dislessici. Sarà naturale x un non discalculico autmatizzare le tabelline, a furia di vederle su un foglio o su una calcolatrice, mentre x un discalculico non sarà così.

    E’ un esempio molto semplice ma x un prof di mate dovrebbe fare capire qualcosa, sicuramente lei sa che Einstein non sapeva le tabelline, era dislessico….eppure….

  4. sughero on

    Sui programmi… ooops curriculi il dibattito è fin troppo aperto. E’ da quando non esistono più i programmi ministeriali che se ne parla e francamente non so quanto questo sia positivo.
    Beninteso, non voglio con questo dire che la scuola non debba aggiornare i “saperi” ai tempi che corrono ed è giusto che se ne parli. Non sono tuttavia dell’avviso che in sostanza chiunque si possa arrogare il diritto di dire la sua su cosa devono insegnare i docenti!!
    Non è comunque del tutto pertinente coi disturbi dell’apprendimento. Per esser più chiari non capisco se Roberta intenda mettere in discussione l’apprendimento delle tabelline alle elementari solo per i ragazzi discalculici o per tutti.
    Già da tempo si prevedono obiettivi diversi ma SOLO in previsione di handicap. In altri casi non si possono mettere in discussione gli obiettivi minimi ma è prevista l’opportunità di mettere in campo strategie diverse con tecniche ad hoc per la particolarità della patologia di apprendimento.
    Se devo essere sincero l’idea di mettere in discussione l’insegnamento delle tabelline in terza elementare mi sembra un atteggiamento un po’ estremista. Cosa gli facciamo fare invece delle tabelline?
    Vogliamo forse sostenere che le tabelline sono inutili oggi?
    Non so se lo ricorda ma qualche anno fa Teo Mammuccari si divertiva a chiedere le tabelline alle aspiranti veline per Striscia la Notizia, non le sto a dire con quali esiti.
    Ne deduco che è normale che oggi siano in molti, per nulla discalculici, a ignorare le tabelline quando ancora le insegnano, figuriamoci se si smette.
    So che Einstein era dislessico, so anche però per conseguire i suoi risultati ha studiato e seguito una formazione con degli obiettivi ben più rigidi di quelli che abbiamo noi.

  5. simone on

    Ascoltavo un paio di giorni fa in radio un ricercatore che parlava dell’intelligenza e della stupidita’. Spiegava che l’intelligenza è un carattere “ortogonale” alla cultura o al successo, nel senso che gli stupidi sono ripartiti in maniera omogenea tra le varie categorie di persone (docenti, avvocati, politici, uomini, donne, ecc.): non perché uno sia docente di matematica e fisica, o dottore di ricerca, è esente dall’essere stupido.
    simone

  6. sughero on

    In effetti, hai l’esempio sotto gli occhi: sono insegnante di matematica, dottore di ricerca e… stupido 🙂

  7. Rosabianca on

    gentile Docente,
    sono mamma di due ragazze dislessiche( diagnosticate subito) e le dò ragione su una cosa : la colpa non è sua. L’unica volta che ho litigato con un insegnante a cui cercavo di spiegare come dovesse approcciare al problema è stato al terzo anno delle superiori. Lui continuava a gridare: “La scuola non è un oratorio! Io sono un ingegnere! Io sono un ingegnere!” e nella foga della discussione io proprio non capivo , mi creda.
    Sbollita la rabbia, ho ripensato a quelle parole per me incomprensibili al momento ed ho capito .Aveva ragione, era un ingegnere, abituato a rapportarsi con dei pilastri in cemento armato e non con dei ragazzini.
    Lo stato non insegna ad insegnare. Ci sono professionisti che usano l’insegnamento come un “dopolavoro”, poco sanno della psicologia dei bambini cosìdetti “normali”, figuriamoci se possono approcciare ai disturbi specifici dell’apprendimento.
    Ma la scuola è obbligatoria, non sarà un oratorio,ma finchè non ci sarà una legge sulla dislessia e una preparazione degli insegnanti a gestire le diversità in generale, le chiedo cosa ne facciamo dei nostri figli?
    Non lo dico con sarcasmo, ma gli insegnanti forse dovrebbero pregare lo stato e i sindacati di migliorare le condizioni della scuola e della categoria.
    Noi genitori, nel frattempo, usiamo la scuola come un oratorio, supplichiamo il buon Dio di farci incontrare insegnanti capaci di far apprendere i nostri figli, e ai non capaci scongiuriamo un prepensionamento, preghiamo per qualcosa che è un diritto, il diritto alla studio, alle pari opportunità.
    Distinti saluti
    Rosabianca Leo

  8. Alessandra on

    La dislessia colpisce molti/e giovani studenti/esse e non da loro modo di andare avanti nel proprio personale percorso didattico; fa in modo che i loro obiettivi non vengano mai raggiunti.
    E non vengono mai raggiunti per l’incapacità dei ragazzi e delle ragazze di uniformarsi al livello della classe.
    I professori devono adeguarsi all’andamento generale della classe nella quale insegnano, non hanno modo, né capacità, né tempo per affrontare i problemi, anche gravi, di ogni singolo studente.
    E’ per questo che non c’entrano affatto…
    Non credo che possano fare più di tanto: possono provvedere soltanto, proprio per la mancanza di tempo e di mezzi che hanno a dsposizione, a finire il programma didattico prima del termine dell’anno scolastico.
    Il problema deve essere risolto dai genitori ASSIEME E CON IL SUPPORTO DELLO STATO, che cerca di affrontare troppi problemi tutti insieme ma non ne risolve nemmeno uno.
    Bisogna mettere in evidenza il fatto che nessun/a professore/ssa o maestro/a possa, perché non in grado dato i pochi strumenti di cui dispone, di aiutare le persone che soffrono di disturbi di dislessia, o disturbi del comportamento alimentare, o altri disturbi psichici, o situazioni gravose all’interno dell’ambito familiare…
    Credo infatti che non siano loro a potersi occupare di ciò, ma siano le istituzioni, che ad oggi non dispongono di mezzi necessari ad attuare un cambiamento nei ragazzi e nelle ragazze che soffrono di queste malattie.
    I/le professori/esse non sono assistenti sociali, non sono medici, non sono tutori dei diritti sanitari; sono tutori del sapere che ogni futuro/a cittadino/a porterà con sé per la vita… e di per sé questo è il compito più difficile!
    Perché come sappiamo bene tutti/e ciò che si conosce fa meno paura ed è più affrontabile.
    Il cambiamento di rotta per una vita più sana di ogni individuo deve, poiché necessario, avvenire nel singolo ambito di competenza di ciascuna struttura che lo Stato mette a disposizione per i propri cittadini.
    Un professore o una professoressa attenta può solo accorgersi dello stato di sofferenza che il/la ragazzo/a manifesta, indirizzando i genitori alla struttura necessaria per affrontare e, nella maggior parte dei casi, risolvere il problema riscontrato.
    I professori fanno il loro lavoro, tranne quelli che non hanno voglia di lavorare, ma che per fortuna sono una ristretta minoranza.
    Non trovo quindi il bisogno di giudicare l’operato del/lla professore/ssa. Prima di puntare il dito su qualcuno e dare la colpa del problema del proprio figlio e/o della propria figlia a qualcuno, pensate se sia veramente quella la persona che è causa del problema, in questo caso scolastico, del/la proprio/a figlio/a.
    Risolvete e poi lamentatevi, o magari il contrario, con chi di competenza…
    Non perderete così tempo a bussare a una porta che non può aprirsi!
    Una ragazza che sta imparando a vivere.

  9. sughero on

    @ Rosabianca
    Grazie di avermi scritto, sono rimasto toccato dal suo intervento.
    Non creda che non dia fastidio a me per primo quella schiera di colleghi che insegna soltanto per guadagnare il tempo per affermarsi nella libera professione.
    Occupano delle cattedre perché forse ancora non hanno un nome, il loro studio non è ancora affermato e hanno bisogno di uno stipendio fisso; nel momento preciso in cui la loro professione decolla sono pronti o a mollare la scuola o a tenerla come “riempitivo”.
    D’altra parte è sempre più difficile basarsi esclusivamente sullo stipendio che ti offre lo stato: se ti va fatta bene entri in ruolo dopo i 30 anni con 13 mensilità l’anno da 1100 euro ognuna.
    Premesso questo, ho la fortuna di aver incontrato quasi sempre colleghi coscienziosi che cercano di fare il proprio mestiere con scrupolo.

    Non dobbiamo dimenticarci che il nostro scopo è quello di cercare ad ogni modo di appassionare i nostri ragazzi alle discipline che insegnamo; ma quali mezzi usare? Fino a che punto spingerci?
    Non è facile stabilire le strategie didattiche, non è facile rispondere ai presupposti di equità e giustizia che i ragazzi pretendono da te.
    In ogni compito, in ogni interrogazione hai sempre il dubbio di fare la cosa giusta, di trattare tutti quanti allo stesso modo.
    Inoltre è poi giusto trattare tutti allo stesso modo? Gli studenti non sono tutti uguali e ognuno ha una reazione sua personale.
    Sei sempre potenzialmente in fallo: se adotti gli stessi metodi con tutti sei accusabile di non esserti reso conto di chi ha difficoltà e bisogno di attenzioni particolari, se invece adotti metodologie diverse ti si può dire di essere iniquo, di seguire le proprie preferenze.
    Se ad esempio mi rendo conto che uno studente è disattento e sta perdendo il passo con le mie lezioni fino a che punto è giusto riprenderlo?
    Magari quel ragazzo ha bisogno di esser sgridato ma devo anche stare attento a non esagerare, basta infatti molto poco perché un ragazzo possa vedere in me un persecutore, una persona che ce l’ha con lui.
    In classe io sono solo e magari scegliendo un approccio a favore di un altro avvantaggio uno studente e ne metto in difficoltà un altro.
    Lei conosce bene questi problemi, essendo la mamma di due ragazze sono domande che immagino si porrà ogni giorno.

    Cerco di esser comprensibile da tutti, mi soffermo su ogni argomento cerco di illustrare tutti i dettagli.. Mi viene detto che le mie lezioni sono noiose e ripetitive, che non sono in grado di risvegliare l’interesse nei ragazzi e che non so motivarli allo studio.
    Provo allora a trovare collegamenti con altre materie, cerco di vivacizzare la lezione tenendo alta l’attenzione.. Sono troppo esigente, spiego troppo rapidamente, i contenuti sono complicati e pretendo troppo da loro.

    E’ vero! Lo stato non insegna a insegnare ammesso che qualcuno possa davvero insegnarti a insegnare. Il problema è che nemmeno fornisce una preparazione psicologica di base a coloro i quali inizieranno questo mestiere, e questo, francamente, lo si potrebbe fare.

    Cosa posso dirle di uno stato schizofrenico che cambia in continuazione i meccanismi di reclutamento? Negli anni dice che per diventare professori ci vuole un concorso, qualche anno dopo ci ripensa e dice che basta aver fatto qualche supplenza, poi cambia idea ancora dice che ci vuole di nuovo un concorso, poi ancora dice che ci vogliono dei titoli appositi?
    Apparentemente sembra che con le SISS le cose siano cambiate; sono effettivamente corsi per formare insegnanti.
    La cosa deludente è che chi tiene questi corsi è in gran parte un gruppetto di accademici che ha messo piede in una scuola solo quando l’ha frequentata da studente.
    A tanti politici, a tante persone che pontificano su come dovrebbe essere la scuola su quello che dovrebbero fare i professori io replicherei assegnando loro una settimana di supplenza.
    Basterebbe quella per far in modo che possano dire cose più sensate.
    Quello in cui lei spera è senz’altro sacrosanto è ha tutto il mio appoggio. Senz’altro la mancanza di preparazione e soprattutto di un confronto reciproco su tematiche riguardo l’apprendimento e le sue difficoltà è un grave deficit della scuola di oggi.
    Ma riempiendo la scuola con attività collaterali, vedi tutti quei corsi pomeridiani, presentarla come un’azienda dove il POF è il catalogo, i genitori i consumatori e gli studenti gli utenti non la si aiuta di certo.
    La situazione dei fondi poi è ancora più scandalosa: proprio ieri ho imparato che una collega che insegna matematica al biennio nel mio istituto mancherà per un mese e la mia scuola non ha i soldi necessari per chiamare un supplente. La collega verrà sostituita con personale interno a rotazione. Questo vuol dire che 2 prime e 2 seconde liceo scientifico si vedono private dell’insegnamento della matematica per un mese proprio alla vigilia della chiusura dell’anno scolastico. Non ho parole per commentare.
    La saluto ringraziandola ancora per il suo intervento

  10. […] che Beppe Grillo parla di scuola in meno di una settimana e anche quella volta ho risposto con un mio post […]

  11. Stefania on

    Mi permetta di dirle alcune cose..tenendo conto che sono in bilico tra lo status della studente da poco uscita dai banchi di scuola, quello di tirocinante che lavora a contatto con bambini con problemi di apprendimento,relative famiglie,e non solo,ed anche come figlia di insegnante.
    Per capirci ed essere tolleranti gli uni verso gli altri bisogna mettersi nei panni altrui..
    Ha perfettamente ragione quando parla di obiettivi da raggiungere,ma primo passo per l’integrazione e l’aiuto di questi ragazzi è esattamente il riadattamento degli obiettivi,in modo tale che acquistino competenze per loro raggiungibili,anche se differenti da quelle richieste al resto della classe…Anche quando questi non hanno alle spalle una richiesta di sostegno ufficialmente fatta alla scuola..sta all’occhio dell’insegnante cogliere il miglioramento,e a quel punto, proporre in consiglio un diverso metro di giudizio,a prescindere dalla conoscenza o competenza riguardo i disturbi specifici da lei stesso citati.
    Essere bocciati,o avere debiti su debiti non è una frustrazione o una punizione per chi è totalmente in grado di poter recuperare,come nel suo caso magari,ma lo è sicuramente per chi per ovvi motivi è affaticato psicologicamente dalla situazione che vive..mettiamoci quindi nei panni di un ragazzo che, a maggior ragione se con disturbo specifico dell’apprendimento, ha faticato il quadruplo di altri, ottiene bocciature e debiti alla fine di un anno stremante…non lo ritiene una frustrazione?
    Ci sono insegnanti e insegnanti,non è mai buono generalizzare,ma è giusto che verso chi se lo merita ci si sdegni!
    Sono dell’idea che si debba svolgere il proprio lavoro con passione…sarà perchè sto studiando,e ancora non ho idea di cosa significhi sentire il peso di anni ed anni di lavoro sulle spalle,ma quando ci si trova di fronte un insegnante che invece di valorizzare gli sforzi, si attiene stranamente e strettamente alle regole, osando anche parlare di ballerina senza gambe (quando forse non ha mai visto ragazzi senza nè braccia nè gambe disegnare quaadri e suonare divinamente)non si può che dire: l’umanità dov’è?la passione per il suo lavoro con ragazzi di vario tipo dov’è?la sensibilità al problema dov’è?
    Questo si deve chiedere chi come quell’insegnante si adagia sul problema e non fa nulla per migliorare la situazione..
    Spero di essermi spiegata a sufficienza..di certo non vuole essere un attacco a lei..
    Magari uno spunto di riflessione in più..
    Grazie

  12. sughero on

    @Stefania
    Ho letto il suo commento interessante e ci tengo a ribadire alcuni concetti. La sua riflessione verte su due tematiche fondamentali:
    1. Gli obiettivi didattici proponibili
    2. I criteri di valutazione.
    Per ridefinire gli obiettivi disciplinare occorre stabilire che cosa si intenda per scuola.
    Se alla fine di un triennio o di un quinquiennio, con tanto di esame di stato uguale in tutta la penisola rilasciamo un diploma, dobbiamo capire che significato ha questo pezzo di carta.
    Rinunciare a degli obiettivi comuni che possono sembrare talvolta eccessivi vuole anche dire svalutare il titolo.
    Questa è una questione di cui si parla poco che per me è centrale ed è quella per cui mi batto.
    Se oggi ho superato una maturità scientifica ho di fatto un pezzo di carta dove si certifica che ho certe conoscenze.
    Se a tale titolo si accede anche con competenze diverse, inferiori a quelle che a me sono state richieste vengono vanificati gli sforzi che ho compiuto per imparare e per acquisire le competenze lungo il corso dei miei studi.
    Un tempo un titolo aveva un valore… Quando un tempo dicevi che eri dottore ti si spalancavano le porte, avevi facile accesso al mondo lavorativo. Ma bastava esser diplomati per ricevere anche interessanti proposte di lavoro. Oggi invece? Abbiamo schiere di laureati che lavorano nei call center, ai Mc Donald’s con contratti interinali e un’età che arriva a 30 anni e oltre. Non sarà solo colpa della scuola, ma a mio avviso è anche colpa della squalifica del titolo di studio.
    Con questo non voglio affatto dire che non si debbano rivedere i contenuti, per carità ma puntiamo i piedi! Teniamo alto il valore di questo pezzo di carta affinché abbia un valore, perché chi se lo sia sudato possa usufruirne.
    I ragazzi stessi chiedono questo giustamente.
    Guardi, anni fa avevo una studentessa appassionata di piano, con alle spalle diversi anni di conservatorio completamente negata per la matematica. Il padre diverse volte è venuto da me a chiedere il 6; dicendo che in futuro avrebbe sicuramente lavorato in ambito musicale e che la matematica non sarebbe stato il suo futuro.
    Ma allora, mi chiedo io, perché ha scelto il liceo scientifico? Io posso darle la sufficienza solo se ha raggiunto gli obiettivi minimi. Se le dessi il 6 cosa racconto al suo compagno di banco che si è letteralmente fatto il mazzo per raggiungere gli stessi obiettivi? Lui il sei lo ha come lei. Cosa devo fare allora? Dare sei a lei e sette a lui perché lui la sufficienza ce l’ha davvero? Che senso ha tutto questo?
    La valutazione viene vissuta male, troppo. Non c’entra assolutamente nulla col giudizio sulla persona; è già difficile farlo capire ai ragazzi ma se il mio compito è farlo comprendere anche ai loro genitori non ci salto più fuori.
    Lei fa giustamente osservare che accumulare debiti per studenti con disturbi di apprendimento è frustrante. Ancora di più è frustrante per tali ragazzi venire bocciati.
    Lei non crede invece che ammetterli all’anno successivo possa essere frustrante?
    Si è già accumulato un divario tra tali ragazzi e i loro compagni di classe, promuoverli vuol dire aumentare tale divario! L’anno prossimo avranno più difficoltà a comprendere i nuovi argomenti che fanno leva su quelli vecchi. Non è sadismo perpetrare nel sottolineare le diversità di apprendimento di tali ragazzi? Ammetterli all’anno successivo vuol dire punirli: siccome tu hai avuto più difficoltà degli altri nel capire le cose vecchie ESATTAMENTE come gli altri ti promuovo e ti faccio fare cose ancora più impegnative, in questo modo se già l’anno scorso capivi poco a lezione è sicuro che il prossimo non capirai nulla! Ognuno di noi ha i suoi tempi e non c’è affatto nulla di male in questo.
    Promuovere può essere anche ipocrisia. Se viviamo la bocciatura come un giudizio sulla persona allora non c’è alternativa. Promuovere vuol dire in fondo credere che quella persona quelle cose non le potrà imparare e allora lo si manda avanti per non “umiliarlo”. Un buon didatta deve rendersi conto quando è il caso di fermarsi. Se una mia classe non capisce un argomento mi fermo e lo rispiego mica vado avanti!
    Nell’arco di una vita un anno in più passato in un classe non conta nulla. C’è tanta di quella gente che perde decenni nelle facoltà universitarie e non se ne fa un problema simile.
    Per tali ragazzi la bocciatura rappresenta una possibilità in più e mi spiace dover esser io a spiegare una cosa che mi sembra così tanto evidente. Rifrequentare la stessa classe l’anno successivo ti da un’enorme vantaggio sui compagni. L’anno scorso eri tu a non capire quei concetti mentre i tuoi compagni li coglievano, quest’anno tu li capisci prima di loro perché ti sono stati già spiegati. Quindi, anche se l’anno scorso non hai capito bene ora hai un’idea, un’idea di quegli argomenti che i tuoi compagni non hanno. Sfruttala, affronta i temi proposti in modo diverso, dimostra a te stesso e agli altri che in fondo quello che ti viene richiesto lo puoi veramente imparare; forse avrai un’attitudine diversa e un orgoglio che prima non avevi. Ora i concetti li hai imparati e sono tuoi, nessuno bonariamente fingerà che le cose le sai mentre veramente dentro di te sai di non saperle.

  13. Rossella Grenci on

    Quando passerà la legge (ormai siamo in dirittura di arrivo) i nostri ragazzi saranno tutelati (si spera) e per i docenti la formazione sarà obbligatoria!

  14. Rossella Grenci on

    Sughero scrive: Lei fa giustamente osservare che accumulare debiti per studenti con disturbi di apprendimento è frustrante. Ancora di più è frustrante per tali ragazzi venire bocciati.
    Lei non crede invece che ammetterli all’anno successivo possa essere frustrante?
    Si è già accumulato un divario tra tali ragazzi e i loro compagni di classe, promuoverli vuol dire aumentare tale divario! L’anno prossimo avranno più difficoltà a comprendere i nuovi argomenti che fanno leva su quelli vecchi. Non è sadismo perpetrare nel sottolineare le diversità di apprendimento di tali ragazzi? Ammetterli all’anno successivo vuol dire punirli: siccome tu hai avuto più difficoltà degli altri nel capire le cose vecchie ESATTAMENTE come gli altri ti promuovo e ti faccio fare cose ancora più impegnative, in questo modo se già l’anno scorso capivi poco a lezione è sicuro che il prossimo non capirai nulla! Ognuno di noi ha i suoi tempi e non c’è affatto nulla di male in questo.”

    Guardi che i dislessici hanno bisogno di più tempo nell’arco delle loro attività, ma non per forza del loro iter scolastico!!!! E le cose le capiscono benissimo, solo hanno un modo diverso di apprendere! Quindi perchè penalizzarli, non è un problema di “maturità”, di lasciarli stare a ripetere cose che loro possono fare, utilizzando strumenti diversi di apprendere!
    Logopedista Rossella Grenci

  15. Comy on

    Mettiamo le cose in chiaro. Qui il problema non è solo per i dislessici (certo è soprattutto per loro!).

    Premetto: sono un laureanda in lingue che ha sempre avuto ottimi risultati scolastici. Dovrei essere la prova che il sistema scolastico non è così male. Invece mi sento proprio la prova del contrario.

    La colpa non è sua professore, ma le dico che se il suo unico obbiettivo è far sì che i suoi studenti, per quanto li veda per un anno e basta, raggiungano questi fantomatici “obbiettivi minimi”, lei è un ben povero insegnante. E lo dico senza voler risultare offensiva, sia chiaro.
    Mi è capitato di avere ben tre insegnanti di matematica e fisica (AL LICEO SCIENTIFICO!!) per un anno e basta. il 3° e il 4° sono stati allucinanti. Volevano solo le nozioni. Non mi ricordo un tubo di trigonometria. Eppure son passata col 7.
    Il 5° anno è arrivato un professore favoloso. Non solo ci insegnava “le nozioni”, ma è riuscito anche a far rinascere in me quell’amore per la matematica che un’insegnante idiota in prima e seconda superiore era riuscita quasi a spegnere. Dico insegnante idiota perché non c’è altro termine per descrivere una prof. che ride mentre dà le insufficienze.

    Il problema, come dicevo, non sta solo nei ragazzi che non raggiungono “gli obbiettivi minimi”. Sta nel metodo. Classi di 25 ragazzi, a qualunque età, costringono ad un insegnamento frontale, che a mio parere è solo noioso, e poco adatto per chiunque. Gli studenti intelligenti ma che hanno bisogno di stimoli sembrano solo svogliati. Eppure magari una volta sul mondo del lavoro saranno dei brillanti professionisti, seri e competenti.

    La scuola, dopo il 3° anno di elementare (fino ad allora ero stata in una classe di 5 persone, con una maestra che ci seguiva tutti e non aveva bisogno di fare verifiche per darci i voti… ricordo i primi tre anni come un paradiso), non è più riuscita a darmi stimoli. E le dirò, nemmeno buona parte dell’università, fatta eccezione per alcuni corsi, che comunque si contano sulle dita delle mani. Niente male per una laurea che consta di ben 31 esami.

    Quello che intendo, è che la gente si indigna per quello che dice non perché crede che il figlio meriti che il professore “chiuda un occhio” su di lui. Ma perché lei è la prova che la scuola italiana si limita al mero nozionismo. Ho dato ripetizioni a diversi ragazzini negli anni dell’università. E ho sempre tentato di svegliare in loro quella curiosità che è sempre stata l’unica motivazione che mi ha spinta ad andare avanti e a imparare. Ma di quello che so ben poco viene dai libri scolastici. Molto viene da libri di letteratura, di scienza, di fisica, da riviste scientifiche. La mia cultura è per il 75% autodidatta. La scuola per me è stato solo un passaggio obbligato, per mia fortuna abbastanza facile.
    Ma per coloro che non sono in grado di imparare in maniera tradizionale, i problemi che questo passaggio obbligato comporta possono rovinare quello dovrebbe essere il periodo più importante e più bello della vita.

    Il diploma? Tsz, un pezzo di carta. Svalutato già ora. Non si illuda. Si è svalutata anche la Laurea… fa solo scena. Ed è quello che conta in questo mondo superficiale. Di quella laurea che andrò a prendere tra qualche mese, ciò che veramente vale sono solo quegli esami esterni di lingua che non sono comprovati da italiani, ma da università straniere. Ecco cosa conta.

    Il problema non sono i ragazzi, o almeno, non solo loro.
    Il problema è la scuola. Com’è strutturata. Come e cosa pretende di insegnare e non riesce a insegnare. Non riesce a insegnare l’amore per la cultura. La scuola finisce e si possono dimenticare tutte le nozioni. Ma se si ha amore per la cultura, non ci si scorderà di niente.

    Ognuno parte con la sua parte di amore per la conoscenza. Poi magari può perderlo. Ma non è mai solo per colpa sua.

    Questo è il mio pensiero di laureanda delusissima da un sistema scolastico noioso e pedante, che ammazza l’amore per la cultura e la conoscenza, quella Sofia che i greci tanto amavano.

  16. tiziana on

    Sughero… strano nick
    ho trascorso l’ultima ora davanti a questa pagina, decidendo se scrivere o meno, perché mi pare che la sua capacità di comprendere cosa siano i disturbi specifici di apprendimento sia direttamente proporzionale alla capacità di mia figlia di capire la propria insegnante di matematica.
    Ovviamente un pò scherzo, ma un pò no, infatti se legge con attenzione noterà che parlo di insegnante e non di materia.
    A me pare che si sia affrontato un problema nel modo in cui non esiste:
    1 – nessun genitore chiede la promozione per un figlio non preparato, al contrario chiede che al figlio sia permesso di imparare
    2 – non si chiede nemmeno di ridurre i meravigliosi programmi ministeriali
    3 – sino ad ora non ho ancora letto nulla che abbia a che fare con la dislessia.
    Mia figlia è dislessica (limitatamente alla comprensione del testo scritto e alle inversioni e quindi conseguente difficoltà con la scrittura in corsivo)
    è disortografica
    è discalculica
    Proviamo ad analizzare ognuna di queste componenti e a capire come i suoi insegnanti avrebbero dovuto capirlo e come avrebbero potuto aiutarla.
    La dislessia nella comprensione del testo, sarebbe stata facilmente superabile se a Samuela fosse stato affiancato un compagno che studiasse con lei: lui avrebbe potuto leggere, lei ripetere. In questo modo entrambi avrebbero imparato in un modo più divertente. Dare un voto unico alla prova sostenuta avrebbe stimolato inoltre il compagno a sostenerla ulteriormente. Al fine di non minare l’autostima di mia figlia tutta la classe avrebbe potuto essere divisa in gruppi.
    Come le sue maestre avrebbero dovuto capire di trovarsi davanti a un DSA (disturbo specifico di apprendimento)? Non è coerente che una bambina legga fluidamente ma non sappia rispondere a nessuna domanda su ciò che ha appena letto, non riesca a proseguire la lettura iniziata da un compagno, non riesca a copiare i compiti dalla lavagna.
    Sono piccole cose che si potrebbero risolvere con la consegna dei compiti in una chiara fotocopia però…
    Samuela è disortografica. Questo vuol dire che non è in grado di gestire l’uso delle doppie, inserire la giusta punteggiatura o gli accenti, ne di andare a capo in modo corretto perchè non è in grado di fare la divisione in sillabe.
    Secondo i principi da lei sinora esposti, avrebbe dovuto avere il debito di italiano ogni anno, o una scarsa sufficienza compensata ed ottenuta grazie alle alte valutazioni negli orali. Ma vede, se passasse ogni giorno della sua vita a studiare l’ortografia, a leggere il vocabolario, a imparare parole a memoria, non servirebbe a nulla, perchè il concetto ortografico non c’è nella sua testa. Secondo lo stesso principio di equità, nella classe andrebbero fatti levare gli occhiali agli ipovedenti, gli apparecchi acustici ai sordi, le stampelle agli zoppi e ad ognuno di loro,chieste le prestazioni dei normovedenti, normoudenti e normoambulanti. Non è più semplice lasciare ad ognuno di loro il proprio supporto affinché possano raggiungere gli obiettivi comuni e fare altrettanto con i Dsa? Apposta sono state diramate delle circolari apposite, che sollevano voi professori da ogni responsabilità, semmai vi suggeriscono metodologie pratiche perchè possiate affrontare queste situazioni. Nel caso di Samuela e della sua ortografia, le scelte sono 2: può esserle consentito l’uso di un pc con un programma che supporti un correttore ortografico senza funzione automatica, o le sue valutazioni non dovranno tenere conto dell’ortografia. Non mi pare una grave “agevolazione”, anche perchè credo che lei per primo usi regolarmente questo tipo di programmi nella sua professione.
    Ultima cosa: Samuela è discalculica, è qui arriviamo alla sua materia. Nel nostro caso specifico non è in grado di svolgere calcoli a mente, nemmeno piccoli, non ha mai digerito le tabelline e compie inversioni di numeri.
    In tutto questo però non c’è nulla che contrasti con la logica matematica. Da 6 anni mi faccio una domanda: la scuola prepara manovali o ingegneri?
    Non capisco l’utilità di far svolgere quantità di calcoli senza farne capire l’applicazione pratica. Perchè non si insegna ai ragazzi l’uso della funzione nella soluzione di un problema pratico, ma solo il suo svolgimento fine a se stesso? La matematica dovrebbe insegnare a ragionare, ma in questo modo non si impara a ragionare. Non tutti nascono predisposti al calcolo e non hanno un apprendimento automatico. Alcuni pensano per immagini e perchè la lezione abbia senso deve trasformarsi in qualcosa di concreto. Non è la matematica difficile, ma il modo in cui si presenta. Non sarà un caso, che al di la dei DSA sempre più ragazzi hanno problemi con questa materia. Samuela per svolgere regolarmente le prove di matematica necessità di avere a disposizione il quaderno delle formule (al pari delle tabelline non è in grado di memorizzarle) e una calcolatrice, ha bisogno di non esser interrotta e di tempi leggermente più lunghi. E’ davvero strano che con alcuni insegnanti abbia avuto 7 totalmente meritato e con molti altri 4.
    La nostra famiglia ci teneva che instaurasse un rapporto corretto con questa materia che regola la vita di ogni giorno, ma quest’anno ha proprio gettato la spugna e nonostante abbia frequentato regolari ripetizioni settimanali, i suoi voti non hanno superato il 3 agli orali e il 5 agli scritti. Vede bocciarla in matematica non cambia il suo rapporto con la materia. Dipende da quale obiettivo l’insegnante ha in mente: se vuole che svolga la prova senza l’uso del quaderno delle formule le sta chiedendo una cosa impossibile e irraggiungibile e allora potrà bocciarla per sempre. Se invece, vuole che dimostri di aver capito e con i giusti supporti, raggiunga l’obiettivo comune avrà soddisfazione. Deve esser anche pronto però ad accettare un 18 al posto di un 81, un 45 al posto di un 54, perchè essendo dislessica processa i numeri come lettere e di conseguenza può invertirle come quando scrive AL invece di LA.
    Lei parla di bocciatura mal interpretata: se Samuela durante l’anno non si applica, evade le lezioni e non raggiunge risultati perchè svogliata, è giusto che sia bocciata, il prossimo anno potrà riflettere sulle conseguenze del suo disimpegno, ma se Samuela pone tutto il suo impegno e anche più nelle materie, tutte indistintamente, si prepara e si presenta alle interrogazioni, non può esser bocciata perchè ha scritto 18 invece di 81 o perchè non ha saputo esporre “a memoria”, anche se io preferisco dire “a pappagallo” il concetto di intorno o cos’è un asintoto. Mi perdoni prof, ma io credo che nella vita ci siano 2 categorie di insegnanti, quelli che ti restano nel cuore per sempre, perchè ti hanno insegnato tanto e quelli che invece partecipano ai tuoi incubi per tutta la vita e non ti hanno insegnato nulla.
    Nella mia carriera scolastica ho incontrato molti della prima categoria e rari della seconda, ma oggi mi pare non sia più così. Con Samuela abbiamo vissuto pessime esperienze, ha avuto una bocciatura in seconda, assolutamente non meritata, i suoi insegnanti avrebbero dovuto esser bocciati: uno con l’esaurimento che ci fa in una classe? non è anche un rischio per la loro incolumità? Un prof che si rallegra con la bottiglia e poi colpisce fisicamente gli alunni può aver diritto a decidere chi va promosso e chi no? Come può notare son piena di veleno. Samuela ne ha pagate le conseguenze nel modo peggiore: nel giro di 5 giorni ha perso 5 kg (su un peso già ridicolo di 44 kg), sveniva ed è caduta in depressione. Tutta la mia vita è stata stravolta, ancora oggi dopo 4 anni, al mattino capita di trovarla in bagno di sudore perchè ha discusso con il prof. ********** in sonno. Mi perdoni, so che certamente lei non fa parte di questa leva di persone, ma è strano che in una classe di queste persone ne siano state compresenti ben 6…
    Oggi 22 giugno, Samuela è al suo terzo giorno di esame di maturità, le sue valutazioni sono state fortemente compromesse dalla certificazione di dislessia, perchè prima che le portassi a scuola le sue prove venivano valutate dal 7 in su, dopo in linea con la sufficienza. E’ stato un modo per umiliarla e colpirla, ha trascorso gli ultimi 3 anni a combattere per usare una calcolatrice o per ottenere la programmazione delle prove orali. Sa una cosa? non mi importa nulla del voto che questa scuola attribuirà alla sua prova di maturità, per me ha già vinto: è uscita dall’esperienza scuola superiore,più capace e più matura di molte delle persone addette a fornirle un’educazione civica e culturale. Non mi importa se in Italiano ha 6 o 7, lei conosce tutto il programma dell’anno e per me conta questo. Mi spiace che un’insegnante limitata non sia riuscita a farle amare la matematica e la fisica, ma potrà sempre farlo in un altro momento. Se può far compiti di chimica da 8 può scoprire anche quelle materie.
    Samuela con questa esperienza ha finito, ma io ho deciso di impegnarmi per tante piccole Samuele, e sono scesa in campo in prima linea combattendo contro l’ignoranza con l’AID (associazione italiana dislessia) grazie e insieme alla quale, un’APPOSITA LEGGE è passata ieri al senato e attende ora di esser visionata alla Camera. Nessuno potrà più dire domani di non sapere.
    Io lavoro nelle assicurazioni, nessuno mi fornisce il sapere, sono io che devo procurarmelo, nessuno mi fornisce formule magiche per ottenere i risultati, ma nella mia agenzia vale una regola importantissima: TUTTI HANNO DIRITTO DI CAPIRE. Il mio compito è far capire e se il cliente non ha capito non è colpa sua, ma mia che non ho trovato il modo giusto per parlare con lui.
    La mia ballerina è perfettamente in grado di volare, non solo ma il suo pensiero è più veloce del mio, le sue mani sono d’argento e le sue piroette speciali. Forse dovrebbe guardare ai suoi alunni come una ricchezza da cui imparare, perchè l’apprendimento non è passivo: è uno scambio.
    Con le sue sole forze Samuela è arrivata dov’è, senza regali e senza sconti.
    Fra 10 giorni esatti, indipendentemente dall’esito dell’esame di maturità premierò il suo impegno, portando le sue sofferenze a conoscenza dell’ufficio scolastico regionale della mia regione, allegherò tutta la corrispondenza intercorsa fra me e la sua sorda e cieca scuola. Purtroppo le vessazioni sopportate non mi hanno consentito di farlo prima, perchè non avrebbe potuto sopportare di più, ma ora le restituirò dignità. Attenzione, la mia non è una vendetta, ne una punizione, ma solo un modo per aiutare e salvaguardare, quanti in quella scuola continuano a frequentare, senza avere alle spalle famiglie preparate a raccoglierli quando cadono, loro malgrado.
    http://www.samuelatronci.altervista.org

  17. Attilio on

    Caro “collega” mi dispiace contraddirti ma, fondamentalmente ti sbagli!
    Soprattutto su una cosa non hai nessuna giustificazione: da due anni l’AID, il Ministero ed un manipolo di insegnanti- formatori stanno organizzando corsi, incontri, seminari, convegni sul tema dei disturbi SPECIFICI d’apprendimento. Se avessi solo voluto interessarti dell’argomento, visto che tocca il 5% della popolazione scolastica (e non solo!), avresti potuto essere informato!
    Il tempo c’è, te lo dice uno che insegna da 25 anni Matematica. Basta volerlo.
    A disposizione per eventuali chiarimenti attiliomilo@libero.it (insegnante, genitore di dislessico, formatore)

  18. Cristina on

    Buon giorno,
    vorrei intervenire ponendo l’attenzione su qualche piccolo particolare che forse sfugge:

    Alessandra dice:Bisogna mettere in evidenza il fatto che nessun/a professore/ssa o maestro/a possa, perché non in grado dato i pochi strumenti di cui dispone, di aiutare le persone che soffrono di disturbi di dislessia, o disturbi del comportamento alimentare, o altri disturbi psichici, o situazioni gravose all’interno dell’ambito familiare…

    Signora mi scusi, ma essere dislessico significa avere delle difficolta’ in argomenti nell’ambito dell’apprendimento, della lettura, scrittura etc.
    Mi sembra chiaro che rientri nell’ambito scolastico e non si possa assolutamente paragonare ad altri distrurbi da lei elencati che necessitano di cure mediche o psicologiche!

    Un dislessico non prende medicine e non gli viene propinata alcuna cura o rimedio medico/psicologico!quindi chi meglio di un insegnante deve obbligatoriamente essere informato, aggiornato e deve avere il dovere di capire se esistono queste difficolta’?

    Leggo poi:
    siccome tu hai avuto più difficoltà degli altri nel capire le cose vecchie ESATTAMENTE come gli altri ti promuovo e ti faccio fare cose ancora più impegnative, in questo modo se già l’anno scorso capivi poco a lezione è sicuro che il prossimo non capirai nulla! Ognuno di noi ha i suoi tempi e non c’è affatto nulla di male in questo.
    Promuovere può essere anche ipocrisia. Se viviamo la bocciatura come un giudizio sulla persona allora non c’è alternativa. Promuovere vuol dire in fondo credere che quella persona quelle cose non le potrà imparare e allora lo si manda avanti per non “umiliarlo”.

    Caro insegnante, intanto e’ evidente che purtroppo lei, come ha detto, non conosce nulla della dislessia, e credo che prima di sostenere un dibattito occorra informarsi
    Uno studente dislessico non “impara meglio” con la ripetizione di un argomento :mi spiego meglio, un ragazzo dislessico non impara meglio le tabelline se invece che studiarle tre volte come i compagni le studia sei volte!
    Ha un deficit nell’automatizzare le tabelline, e cio’ e’ ben diverso e non si “cura ” con la ripetizione.
    allo stesso modo ripetere l’anno non significherebbe per lui poter ripassare, approfondire ed imparare meglio cio’ che non ha raggiunto l’anno prima
    Significherebbe rifare un’altra volta la stessa fatica fatta l’anno prima, per ottenere sempre dei risultati secondo le sue possibilita’
    Mi creda, da mamma di un ragazzino dislessico di 10 anni, che e’ stato giudicato in seconda elementare disinteressato, pigro, svogliato dalle insegnanti perche’ non sapeva leggere bene, il problema e la soluzione non e’ far ripetere l’anno, o richiedere maggiore impegno e orgoglio al ragazzo, ma applicare dei sistemi , dei metodi di insegnamento innovativi, diversi, che applicati a tutta la classe rivalutano ognuno allo stesso modo ma permettono ai nostri figli di avere l’opportunita’ di studiare!

    Mi dica che differenza c”e’ se un tema viene svolto con un programma di videoscrittura su un computer, o viene scritto a mano? nessuno, solo che attraverso l’uso del computer anche un ragazzo dislessico puo’ arricchire il suo testo, puo’ prestare attenzione alla forma, proprio come fanno i suoi compagni facendo lo stesso tema scritto a mano.

    e che differenza c’e’ se durante un compito in classe di matematica il testo di un problema viene letto in modo personale al ragazzo dislessico?magari anche piu’ di una volta? di certo in questo modo non lo si aiuta nella risoluzione a discapito dei suoi compagni!
    e se invece che dettare la verifica, si propone alla classe dei fogli in cui testo del problema o operazioni sono gia’ scritte in caratteri leggibili, cosa cambia nel risultato?
    cambia solo che il ragazzo dislessico non si sfinisce nello scrivere il testo della verifica e non arriva al momento in cui deve risolverla senza la necessaria attenzione e le necessarie energie.
    Questi sono solo alcuni metodi che se applicati aiutano i nostri ragazzi a raggiungere gli obbiettivi come gli altri, nessuno chiede di chiudere un occhio, anzi, noi genitori chiediamo ad insegnanti come lei di aprire bene gli occhi! qualcuno disse:E’ l’arte suprema dell’insegnante
    risvegliare la gioia della creativita’ e della conoscenza
    cio’ non significa limitarsi a passare dei concetti, delle definizioni e dei passaggi !Cio’ significa rimettersi in discussione, inventarsi, proporre nuovi sistemi!
    Invece che far fare il riassunto di un capitolo per lo studio, perche’ non creare ed insegnare a creare mappe concettuali sulle quali studiare! Certo consta piu’ lavoro a casa per un insegnante, ma se lo paragona all’orgoglio di un ragazzo dislessico nell’essere riuscito con facilita’ a studiare un capitolo di storia, non e’ nulla!

    Purtroppo ci sarebbero infiniti metodi, infinite cose di cui parlare a riguardo, ma non e’ possibile in questa sede. Credo che l’ultima cosa che vorrei aggiungere e che conclude tutto e’ che non bisogna fermarsi alle proprie convinzioni , alla propria esperienza magari decennale di insegnamento, perche’ avete un grande compito ed una grande responsabilita’ sulle spalle: i nostri ragazzi e la loro autostima!
    perche’ da ragazzi e adolescenti il giudizio degli adulti influisce molto sul valore che si da alla propria persona, non si ha la capacita’ di scindere e di essere abbastanza forti per non farsi scalfire o per addirittura accettare una bocciatura.

    Perche’ essere bocciati rappresenta una punizione, rappresenta ” ci devi riprovare un’altra volta perche’ stavolta non ci sei riuscito”, ma non ottiene gli stessi risultati con un ragazzino dislessico ed uno che non lo e’, in questo modo fa una grossa discriminazione.

    Mi scuso sin da ora se non sono stata sufficientemente chiara o scorrevole.
    Saluto cordialmente

  19. danj on

    due giorni fa, esattamente il 20 giugno 2007, è stato approvato un passo importarte che porta alla camera e poi finalmente alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale una legge importante che riconosce i diritti di chi necessità di imparare con mezzi e tempi diversaficati.
    E allora frasi come:
    “ma ci sono questioni di DECENZA sulle competenze sulle quali faccio veramente fatica a scendere a compromessi” oppure
    “Mi dispiace, non valuto l’intelligenza, ci sono obiettivi minimi di decenza,” insieme ovviamente all’ operato saranno finalmente discusse non solo su blog o forum più o meno interessanti o famosi, ma anche in luoghi come aule di tribunale dove insegnanti e dirigenti ne risponderanno civilmente e penalmente.

  20. sughero on

    Premetto che non so se riuscirò a rispondere a tutte le questioni sollevate in poche ore.
    Ci sono però due cose che desidero chiarire a caldo.

    1. Stamattina, uscendo di casa non potevo di certo prevedere che questo articolo scritto più di due mesi fa e che nelle ultime 3 settimane contava una media di 3 o 4 lettori al giorno fa finisse linkato alle 8.30 su questo forum.
    D’altra parte, anche se avessi potuto prevederlo, non avrei potuto approvare i commenti prima delle 18.30 ora in cui son tornato a casa.
    Sono stato nominato membro esterno e ho passato tutto il giorno a correggere le seconde prove di maturità.
    Cosa abbia fatto oggi comunque non è poi così rilevante, tuttavia mi secca tremendamente essere accusato di un atteggiamento censorio e poco democratico.
    La policy di questo blog, come quella di tanti altri è l’approvazione automatica solo per utenti che hanno già effettuato un commento; pertanto una volta approvato il vostro primo commento non dovrete più aspettare per veder pubblicati i successivi.
    Non è affatto mia abitudine censurare nessuno a meno che non vi siano esplicite offese a me o a qualcun altro.
    L’unica censura che ho fatto è stata all’interno di un commento di Tiziana dal momento che nominava esplicitamente il cognome di un docente.

    2. Il link non conteneva l’articolo bensì la mia risposta ad un precedente commento di Stefania, che suggeriva di rivedere gli obiettivi minimi; bisogna prenderlo per quello che è. Non mi sono MAI e ribadisco MAI opposto allo studio di strategie alternative per permettere a ragazzi con disturbi dell’apprendimento di conseguire gli stessi obiettivi che hanno i loro compagni di classe. Sarei il primo a fornire un pc, ridettare la traccia di un problema e fare il possibile per permettere a tutti uguale accesso alla conoscenza.

    3. Probabilmente quello che ho scritto qui basta per potermi definire come “uno pagato per fornire nozioni” (ma quando mai l’ho detto??) oppure

    “..è uno di quei professori nozionisti che ammazzano la voglia di studiare anche di gente come me che non ha problemi per niente. E’ uno di quegli insegnanti che mi farebbe urlare di rabbia a trovarmelo davanti, se non altro perché si vede che non lo fa per passione. E mi fa rabbia. Tutti i lavori vanno fatti con passione, l’insegnante con tanta tanta tanta passione di più e una dose di pelo bello alto nello stomaco per non farsi venire ulcere perforanti. Ulcere perforanti causate da insegnanti come quello…”

    Fosse per me farei volentieri a meno della valutazione e se fosse possibile mi limiterei a fare lezione ma non lo è.
    Decisamente non sto simpatico a tutti e facendo questo mestiere temo sia impossibile.
    Prima però di esporvi in giudizi affrettati magari vi inviterei a farvi un giro nelle mie classi e chiedere come insegna il Prof. David Pardo. Potrei mostrarvi i regali che ogni fine anno molte classi mi fanno, farvi raccontare quanto insistono per mantenere un contatto con me; spesso persone che hanno avuto il debito o che non sono state ammesse all’anno successivo.
    Potrebbero parlarvi delle lettere che intendono spedire al provveditorato o al dirigente per riavermi l’anno venturo.
    Potreste anche leggere i commenti che alcune mie ex studentesse di un liceo per le scienze sociali (indirizzo in cui la matematica non è generalmente apprezzata) hanno lasciato su di me… Ma è vero! A me interessano SOLO le nozioni.

  21. sughero on

    prima di parlare di dislessia o generalmente di disturbi sull’apprendimento desidero chiarire innanzitutto alcune cose; sarà senz’altro utile fare alcune premesse. In questo post ho indirettamente illustrato le condizioni in cui versa molta della classe docente.
    RIPETO! Che sia ben chiaro: NON STO PARLANDO DI DISLESSIA
    Ho intenzione di rispondere ai commenti in dettaglio, soprattutto a quello di Tiziana riguardo a Samuela, prima di farlo però ho delle questioni “di pancia” scaturite dal forum e dai commenti lì presenti, da i commenti di colleghi e logopedisti.

    1. La gran parte delle persone che mi hanno scritto sono persone personalmente coinvolte, che hanno figli dislessici e che generalmente provengono da una collezione di esperienze scolastiche estremamente negative e che mostrano un certo risentimento nei confronti della scuola. A queste persone io dico “Io non sono e non sono stato vostro insegnante, non mi conoscete! Non c’entro NULLA con le vostre frustrazioni quindi non date a me la colpa delle vostre esperienze negative.”

    2. Da parte mia non credo assolutamente di essere esente da colpe ma sono arcistufo di sentirmi colpevolizzare per non aver fatto abbastanza per stimolare i ragazzi. E’ un riprovero costante, ossessivo, non solo per me ma per tutta la struttura stessa della scuola. Non esistono più i ragazzi svogliati, è sempre colpa degli insegnanti.
    Non puoi dare un voto troppo brutto perché il ragazzo si traumatizza e magari si mette a piangere, se gli dai un’insufficienza devi organizzare una strategia di recupero. Se il recupero non ha successo devi prevedere strategie alternative.
    E se a fine anno 100 famiglie mi ringraziano per aver risvegliato nei loro figli la passione per la matematica o per la fisica, mi dicono che non hanno mai visto i loro figli studiare così tanto ed avere una tale stima per un professore c’è sempre, e ribadisco sempre un paio di mamme o papà invece che ringraziano che tu non sarai più l’insegnante del loro figlio l’anno venturo, perché non hai saputo capirlo, perché ti sei comportato in maniera scorretta o perché non gli hai dato le possibilità che meritava.
    Dovrei fare un bilancio a fine anno, ma poco conta se i casi di ragazzi riconoscenti sono non solo la maggioranza ma quasi la totalità, me ne basta uno solo negativo per demoralizzarmi.
    E chiunque sia un insegnante con qualche anno di esperienza sa benissimo che è letteralmente inevitabile che questo accada.
    E come se non bastasse, per qualche strana alchimia qualche anno ti capita anche la classe “che prendi male” e te li ritrovi tutti letteralmente contro.
    Il mestiere dell’insegnante è tra i più criticati. Semplicemente perché uno è stato studente in passato si sente in diritto di sputare sentenze, sembra che chiunque possa arrogarsi il diritto su quello che devi fare e su come devi farlo.
    Nessuno ha più fiducia negli insegnanti ed ecco che vengono fuori le griglie di valutazione: delle tabelle in cui devi spiegare a chi non sa un tubo della tua materia come verrà valutato il figlio.
    Ma che senso ha? Se non ti fidi di un insegnante non sarà di certo una griglia di valutazione che ti tranquillizzerà!
    Un genitore viene da me e mi chiede perché il figlio ha 4, cosa posso fare? Che diavolo ne so io del perché ha 4?? Cosa rispondo?
    Gli faccio vedere gli scritti, e il genitore mi risponde “ah, ma io di quelle cose non ci capisco nulla”. Mi chiedo: ma perché ti lamenti allora se non se sai nulla? Cosa metti in discussione?
    La mia capacità di spiegare? Gli dico “guardi, io quelle cose le ho spiegate, suo figlio mi ha detto che le aveva capite”. Metti in discussione le mie capacità di valutare? Anche se è contro la normativa glieli faccio anche fotocopiare, invito il genitore a portare la fotocopia del compito ad un altro insegnante.
    Ogni tanto poi capita anche quel genitore che dice “sono stato da un suo collega e giudica i suoi scritti troppo esigenti”. Io, non ho MAI e ribadisco MAI chiesto cose che non ho esplicitamente spiegato e rispiegato personalmente. Io sono strettamente in linea con le verifiche dei miei colleghi nell’istituto, non sono un pazzo che parte per la tangente, la libertà di docenza oramai è andata a farsi friggere con queste riunioni di dipartimento, in cui decidi praticamente TUTTO; ma ammettiamo… Anche se fosse, è forse una colpa pretendere la quailità?
    Ti lamenti forse del fatto che ho poche nozioni di psicologia e non riesco a capire quali impedimenti ha tuo figlio? Devo dirti io perché non va bene? Io mi sentirei davvero male all’idea di avere un potere così grande! Non so leggere nel pensiero; tuo figlio lo vedo assieme ad altri suoi venticinque coetanei tre ore a settimana, quando non è assente, quando non è in gita, quando non è alla corsa campestre, quando non c’è assemblea di classe, di istituto o sciopero. In quelle tre ore devo riuscire a capire perché va male? Che diavolo ne so!! Dimmelo tu! Dimmelo tu che lo vedi tutti i giorni! Siccome spendi un sacco di soldi in lezioni private automaticamente pretendi che questo si traduca in un 6? Magari risparmia i soldi, prova a seguirlo tu, studia assieme a lui e cerca di capire quali sono i suoi problemi per poi dirmeli tu e aiutarmi a sviluppare una strategia.
    C’è sempre qualcuno che non è contento e la scuola sbaglia sempre.
    Mi viene in mente il caso di Matteo, 16 anni, studente modello dell’istituto tecnico Sommelier di Torino suicida perché accusato di essere gay.
    La madre, intervistata da giornali e TV accusa la scuola.
    Una professoressa di lettere che insegna in una scuola media palermitana sente questa notizia, ha sotto gli occhi un caso simile: un suo studente viene deriso e chiamato gay da un bulletto; decide di reagire, il ragazzo di note ne ha già prese, deve esser punito in modo umiliante ma evidentemente sbaglia.

    Molti colleghi non ne possono più e chiudono occhi bocca e naso. Hanno smesso di valutare seriamente perché se il voto più basso che dai è 6 (per non parlare di quelli che partono dal 7) apparentemente spieghi bene e i tuoi ragazzi hanno ottimi risultati.
    Mi capita spesso però sentire commenti non proprio esaltanti sui colleghi da parte dei ragazzi: con quello tanto non si studia nulla, oppure in tre anni non abbiamo fatto niente.
    Francamente preferisco guadagnarmi la stima dei ragazzi piuttosto che quella dei loro genitori.

  22. tiziana on

    Credo di non esser stata fra le persone, che mi pare di capire l’hanno offesa. Ho solo spiegato sul forum che probabilmente lei moderava questo blog, consentendo la visualizzazione dei post solo dopo averli esaminati. Credo persino che sia corretto, visto che teoricamente chiunque può approdare e scrivere qualsiasi cosa. Avevo anche pensato che fosse molto probabile che lei avesse impegni con gli esami di maturità.
    In linea di principio, lei dice anche cose esatte, ma quello che mi disturba (per quando il mio parere possa contare) è il distacco con cui poi le affronta. Se lei dice che 3 ore con le varie assenze non le bastano per capire cosa distrae un suo alunno, io non posso che pensare, che a lei di quegli alunni non gliene frega nulla…
    Certamente ultimamente si sente di tutto, i prof subiscono attacchi dagli alunni o dai genitori, altre volte i ragazzi subiscono vessazioni dai prof.
    Io non posso giudicare il suo insegnamento, non la conosco, posso ragionare sul fatto che lei dica di ricevere la stima della maggioranza dei suoi alunni e delle loro famiglie, e questo prendendolo col beneficio del dubbio, così come lei farà con le mie parole, mi fa presumere che la sua capacità di tramettere nozioni (in questo caso sottostimata da lei che ha detto che doveva trasferirle agli alunni e non occuparsi di psicologia in qualche post più in alto) sia di buon livello. Purtroppo la realtà in cui vivo, mi fornisce altri dati, la classe di mia figlia presenta statistiche differenti, di 10 debiti su 11 alunni, premettendo però, che l’undicesimo è un ragazzo down.
    Il mio non era un attacco frontale a lei, ma il tentativo di spostare il discorso su un altro piano. Spiegare cos’è dislessia e connessi, e suggerire come si dovrebbe affrontare, perchè io leggevo ben altro qui…
    Tuttavia, se lei fosse stato professore di Samuela, e alle mie richieste di tentare di spiegarmi perchè non seguisse, mi avesse risposto con le parole che qui ha sottoscritto, credo non avrei gradito.
    Se lei sapesse quanto supporto allo studio si da a casa ad un ragazzo DSA, quante ore si passano con lui a leggere e ripetere, sostituendosi a quei meccanismi che in lui non funzionano nel modo solito…
    Preparare appunti, mappe concettuali, ricercare immagini e podcast da scaricare per favorire la loro memoria. Le camere dei piccolini, invece di avere alle pareti i poster dei personaggi dei cartoni, hanno grandi cartelloni con le TABELLINE, con i GIORNI DELLA SETTIMANA, o i MESI, o le STAGIONI, o schemi dei TEMPI DEI VERBI.
    Spesso però questi ragazzi non sanno di avere un DSA e le loro famiglie ancora meno. Tenga conto che una media del 5% indica che probabilmente ne ha uno per classe, magari è quello che disturba di più, che fa casino mentre lei spiega e poi come sempre non ha capito nulla, oppure è quello isolato, che sta da una parte, un pò complessato, che i compagni ritengono tardo. Quando lei è arrivato alla fine del programma, lui forse, ha capito il primo argomento, non le dice mai che non ha capito perchè si vergogna e perchè dentro di se è talmente distrutto che ormai pensa di esser un cretino. Sul forum che io le ho indicato come sito web di riferimento potrà vedere gli effetti devastanti, che tutto ciò può avere su un ragazzo che non è uno sfaticato, ma solo un ragazzo che apprende in un altro modo. Quando non avrà più l’impegno della maturità presti attenzione ai post di Leonardo, e veda cosa gli ha fatto, magari anche inconsapevolmente un suo collega.
    Se sbaglia il fruttivendolo ci va di mezzo la frutta, ma se sbaglia un insegnante ci va di mezzo una persona. Tutto qui.
    Io so che la classe insegnante non gode di grandi soddisfazioni, la scuola fa schifo, ma non possono pagarne le spese sempre i ragazzi. Qualche hanno fa, nell’istituto di Samuela i ragazzi, per appoggiare le contestazioni alla Moratti, dei loro insegnanti, hanno fatto scioperi vari, alla fine dell’anno però, solo una professoressa li ha ringraziati ed è venuta loro incontro, tutti gli altri hanno assegnato il programma senza svolgerlo e poi lo hanno interrogato.
    Questo è successo ancora più gravemente quest’anno con la maturità. Tutti i professori di Samuela, che non prendono parte agli esami di maturità, perchè è previsto il commissario esterno, hanno inserito nel programma da 4 a 6 argomenti non svolti. Che coscienza hanno queste persone? I ragazzi hanno trascorso dal 9 al 19 a preparare i percorsi, attivandosi a fare ricerche e battiture al pc, oltre ad eventuali presentazioni ppt, dal 20 sono impegnati con gli scritti, tornano a casa dopo le 16 del pomeriggio e sa cosa devono fare? Prepararsi da soli il programma che i loro prof non hanno svolto. Per quello che posso, io cerco di venire incontro a Samuela in questa parte, preparando riassunti a danno del mio lavoro, per le mancanze di persone che hanno percepito uno stipendio senza meritarlo. Il 27 ci sarà la terza prova, ma Samuela non sarà riuscita ad aprire nemmeno un libro e a queste condizioni sarà alquanto improbabile che possa superarla nel modo giusto: se capitano gli argomenti veramente svolti siamo a posto, ma se vengono inseriti quelli non svolti? Vado io che avendoli riassunti li conosco? Altra fortuna, la sua classe è stata estratta per prima, e Samuela avrà l’orale il primo giorno…
    La scuola è brutta, ma non c’è più la voglia di migliorarla, sicuramente molte famiglie non si occupano in modo corretto dei loro figli, non sanno che fanno, dove sono o cose simili, i ragazzi piangono e i genitori (colpevoli di averli trascurati) corrono e urlano da lei o i suoi colleghi, ma quando così non è? Quando i genitori, come facciamo noi, l’aiuto lo offrono? Quando si offrono di mettere a disposizione informazioni e mezzi perchè i propri figli possano seguire al pari degli altri? Non sempre gli insegnanti gradiscono, anzi prendono questa come un’ingerenza nel loro lavoro: lo fa anche lei, affermando che chi non ha a che fare con l’insegnamento si arroga il diritto di esprimere giudizi.
    Provi a levare la barriera che c’è in mezzo, offra ai suoi alunni la sua competenza, ma anche la sua amicizia, la offra anche alle loro famiglie. Il suo è un compito troppo importante, plasma gli uomini di domani, non può vederlo come un normale lavoro d’ufficio. Provi a scoprire le potenzialità dei suoi ragazzi, usi mezzo punto per incoraggiare quell’alunno che si impegna tanto ma non ci arriva. Se lei continuerà a dargli 4 non ci proverà più… proprio come Samuela. “Mamma è inutile che perdo tempo con quella materia, mi darà comunque 5 al massimo, meglio che mi dedico a portarmi su la media delle altre, male che vada ho solo quella sotto” Questo è averle tolto la gioia di riuscire, lo stimolo per imparare. Anche l’impegno ha un valore e nel voto deve esser compreso, altrimenti lei realmente non ci fa nulla in una classe, potrebbe essere sostituito da una macchina che elargisce spiegazioni, fa domande, e valuta in modo scientifico.
    Detto questo chiudo, perchè io non voglio giudicare lei, ma solo parlare di Dislessia e di quanto questo Dono (se ha guardato il sito di Samuela capirà cosa intendo) a volte, possa far soffrire.
    Tiziana

  23. sughero on

    @ Tiziana
    Premetto che non mi sono sentito offeso da nessuno e sicuramente non su questo blog; diciamo che ci sono stati certi commenti che celavano perplessità sul mio modo di agire e sulla mia professionalità che mi hanno spinto a rispondere.
    Inizio subito col risponderle su alcune cose:
    il fatto che io dica di ignorare il più delle volte le cause che stanno dietro l’insuccesso di alcuni miei studenti non ha nulla a che vedere coi legami affettivi e con l’emotività con cui lavoro.
    La mia è semplicemente una dichiarazione di impotenza, francamente mi stupiscono sempre molto quei colleghi che, nel presentarti una nuova classe, riescono sempre a trovare spiegazioni e sanno tutto dei loro studenti.
    Io ho un compito ben preciso che è quello di motivarli allo studio della mia disciplina, siamo in un epoca piena di presunzione dove ognuno sembra aver capito tutto. Intendiamoci, riesco a vedere quando un ragazzo ha delle difficoltà ma per riuscirne a capire le motivazioni il passo è lungo; mi sembrerebbe di peccare di superbia con chi quel ragazzo lo conosce da anni. Io non posso sapere cosa fa a casa; tenga anche conto che ogni anno ne cambio 120! Le sembrerebbe serio da parte mia se sputassi sentenze su ragazzi che vedo così poco?
    Cosa diavolo c’entra poi il mio coinvolgimento emotivo? Semplicemente perché non sentenzio quali sono i problemi a monte del non-studio o della non-comprensione vuol dire che la questione non mi sta a cuore??
    Io posso fare delle ipotesi ma sono solo congetture; detesto chi sentenzia sull’intelligenza dei propri studenti o sulle loro capacità! Ma chi sono io per dire che uno studente è scemo?? Io non l’ho mai detto.
    Posso forse dedurre che è scemo solo perché non capisce quello che dico? Ma scherziamo?
    La mia pretesa di non esser psicologo è una pura dichiarazione di umiltà non di menefreghismo!
    Io non sono il confidente, il compagnuccio di banco, sono il loro insegnante!
    Il vero problema è che questi ragazzi hanno un bisogno pazzesco d’affetto ma non è assolutamente il mio scopo sostituirmi ad altre figure che dovrebbero rispondere a queste esigenze, figure di cui loro hanno un dannato bisogno.
    Non sa quanti studenti si confidano, mi raccontano le loro pene d’amore o i loro guai, ma non è il mio lavoro!
    Badi bene che non lo dico per menefreghismo lo dico perché non voglio fare danni!
    Io diffido di tutti questi colleghi psicologi che fanno gli amiconi, mi chiedo chi da loro questa autorità? Ho colleghi che conoscono le vicende familiari, i guai di ognuno di questi ragazzi. A quale titolo si permettono di dispensare consigli a ragazzi che sono così fragili e per cui una banale opinione raccontata da un adulto ha il peso di un macigno?
    Non può immaginare quanto siano curiosi di sapere per chi voto, se sono sposato, se credo in Dio…
    E se non lo dico vuol forse dire che di loro non mi interessa e sono distaccato?
    Devo forse aprire dibattiti su queste tematiche?
    Quando ero studente mi sarei sentito estremamente in imbarazzo a parlare di certe cose con i miei insegnanti per il semplice fatto che il mio mondo era fatto anche di altro; altri erano i miei interlocutori per questioni sessuali o di fede; i miei insegnanti erano i miei insegnanti.
    Guardi che coi genitori ci parlo, vado ben oltre quello che dovrei fare rischiando anche grosso!
    Le faccio qualche esempio: non è concesso rilasciare copia degli scritti se non dietro domanda ufficiale richiesta in segreteria; io me ne sono sempre strafregato nonostante la cosa possa esser usata contro di me.
    Dopo il 10 o 15 maggio i ricevimenti vengono chiusi, gli insegnanti sono in una enclave e non possono più parlare con i genitori al fine di non venire influenzati; non mi sono mai negato ad un genitore, sbagliando molto spesso!
    La parola nozioni io non l’ho mai usata qui.
    Il fatto di non voler fare l’amicone, ribadire l’esistenza dei ruoli non vuol affatto dire trasmettere nozioni.
    Intendiamoci: è mio completo dovere trasmettere la passione per le discipline che insegno, come è mio dovere rilevare chi non ha capito.
    La definizione dei miei compiti invece di venir letta come assunzione di responsabilità e consapevolezza dei propri limiti è stata interpretata da lei come da altri come menefreghismo e mancanza di passione.
    Son tempi duri questi, la scuola ha già le sue difficoltà nell’insegnare quella manciata di discipline e si pretende che faccia anche tante altre cose: il patentino per il ciclomotore, il teatro, i tornei di calcetto…; ma nella vita di un ragazzo non ci deve esser mica solo la scuola!! Io non ero amico di nessuno dei miei compagni di classe ma non vuol dire che non avessi amici! Esistevano i gruppi sportivi, i corsi di teatro, la band musicale, gli amici di cortile, la parrocchia, gli scout…
    Ma dov’è finita sta roba oggi? Possibile che i nostri studenti siano SEMPRE solo a scuola??
    Io lo dico ai miei studenti, siete qui dalle 8 alle 13 che venite a fare anche il pomeriggio?? Fate altro! Andatevene via…
    Ma la mia è decisamente una voce fuori dal coro.. la scuola è piena di colleghi che assieme a psicologi li ricevono in aulette chiedendo loro
    “Ma dimmi piccola… qual è il tuo problema?”
    Ma quale superbia dico io! Chi ti permette di farti i fatti suoi, di calpestare la sua intimità e il suo pudore in quel modo??
    Un ragazzo ha il pieno diritto di non studiare assumendosi le sue responsabilità: non posso farmi i fatti suoi se lui non vuole, io li rispetto.
    E’ chiaro che quando un ragazzo di sua spontanea volontà viene da me è un altro paio di maniche.
    Io li ascolto ma cerco sempre di essere estramemente prudente nel rispondere ed entro solo nel merito delle mie competenze.
    Anni fa un ragazzo venne da me un ragazzo di quinta confidandomi di sentirsi in estremo imbarazzo perché non aveva ancora avuto esperienze sessuali. Avrei dovuto forse dargli consigli su come comportarsi con le sue compagne?
    E’ chiaro che cerchi di rincuorarlo, rassicurarlo ma ti rendi conto che stai facendo qualcosa che non rientrerebbe nei tuoi compiti, qualcosa per cui non sei preparato.
    Che non mi si venga poi a parlare di corsi.. certi accademici che vengono a scuola per pontificare su come ci dobbiamo comportare in talune circostanze sembra che non abbiano mai messo piede in classe da come parlano!
    Da ragazzo sono stato IO la prima vittima di insegnanti ficcanaso e invadenti.
    Sono stato bocciato in terza liceo, mi hanno bocciato me lo sono meritato e l’ho cercato, non ho risentimenti se non per quella insistenza inopportuna da parte di quei prof che volevano sapere il perché non studiassi.
    Evidentemente molti colleghi vedono il non-studio come un attacco personale, un affronto fatto alla propria persona, non è il mio caso: con me i ragazzi sono liberi.
    Un insegnante deve fare innanzitutto l’insegnante, non la mamma o il compagnuccio di banco; il fatto che da troppo tempo si mescolino questi ruoli ha fatto crescere generazioni intere di persone incapaci di difendersi dalle avversità.

    Ora però voglio parlarle di Samuela perché tutto quello che ho detto finora con la dislessia non c’entra nulla e non ha assolutamente fatto emergere la mia posizione sui problemi di apprendimento. Non so francamente cosa le avrei detto se Samuela fosse stata una mia studentessa.
    Se da una parte mi lamento di genitori che si lavano le mani dei problemi del figlio affidandolo al prof. di ripetizioni, non nascondo di trovarmi spesso in imbarazzo con quei genitori che stanno sempre alle calcagna di ogni attività del figlio.
    Sono fermamente convinto che l’adolescenza sia un periodo complesso della nostra esistenza e che in tale periodo una persona debba anche imparare ad essere autosufficiente.
    Chiaramente per un genitore è difficile trovare il giusto equilibrio nel seguire un figlio senza essere menefreghista da una parte e troppo oppressivo dall’altra.
    Credo che nella classe di sua figlia sia stato commesso un errore molto grosso.
    Quando un docente stende un programma due studenti della classe devono firmarlo: quella firma non è un pro-forma; quella firma approva QUEL programma.
    Se l’insegnante dichiara di aver trattato argomenti del programma che non ha trattato glielo si fa notare e gli si fa correggere il programma che ha steso.
    Se effettivamente il collega ha scritto di aver svolto parti del programma che non ha trattato è in fallo e occorre che la commissione lo sappia bene.
    Altra cosa su cui tengo enormemente ad esser chiaro sono i mezzi. Un discalculico tende ad invertire le cifre di un numero, purtroppo sappiamo bene che i numeri indo-arabi che usiamo hanno una notazione posizionale e pertanto 23 non è 32. Ovviamente un docente deve tener conto di questo e fornire ai ragazzi tutti gli strumenti di cui hanno bisogno.
    Occorre separare i mezzi e le strategie didattiche dalla valutazione e dagli obiettivi.
    I dislessici non sono più scemi degli altri e quindi non ravvedo la necessità di abbassare i livelli; hanno bisogno di strumenti diversi e occorre concederglieli.
    Mi è stato chiesto di registrare le mie lezioni, l’ho trovata un’idea interessante e l’ho sempre lasciato fare.
    L’anno scorso ho avuto una ragazza con disturbi sull’apprendimento, aveva un insegnante di sostegno per le materie scientifiche.
    Abbiamo partecipato ad un paio di incontri con uno psicologo e insegnanti di sostegno al fine di stabilire il PEI.
    Scienze e matematica erano le uniche materie in cui noi professori sostenevamo che potesse raggiungere gli obiettivi minimi.
    I colleghi di lingue, lettere e storia sostenevano che gli obiettivi minimi fossero eccessivi per lei.
    Alla fine dell’anno la ragazza aveva la sufficienza in tutte le materie tranne matematica, tuttavia i colleghi delle altre materia hanno ammesso di aver strutturato delle prove differenziate rispetto al resto della classe.
    Io non ho ritenuto molto serio il comportamento di tali colleghi.
    Sia chiaro, in matematica ha preso 5 come tanti suoi compagni, manifestando difficoltà in termini di rendimento non molto gravi.
    Se poi, diversamente da molti suoi compagni, studiava sette volte tanto non posso saperlo.
    A me era stato detto che la ragazza aveva bisogno di più tempo per la risoluzione degli esercizi e allora non potendo concedergliene nelle verifiche diminuivo il numero dei quesiti che doveva risolvere rispetto ai suoi compagni.
    I genitori, quando vennero a parlarmi la prima volta, si lamentavano che davo troppi compiti, ho detto loro che non avevo mai punito nessuno se non faceva i compiti.
    Insegno in una scuola superiore, è giusto iniziare a responsabilizzare i ragazzi. Devono iniziare a calibrare da soli il peso dei compiti a casa, ho l’obiettivo di non dare nessun compito in quinta perché devono essere in grado di sceglierseli da soli.
    Se il quantitativo che davo era eccessivo lei era liberissima di farne meno e che il buon senso dei genitori che la seguivano avrebbe sicuramente stabilito quando era il caso di smettere di studiare.
    Tuttavia, né il padre né la madre sono stati troppo riconoscenti nei miei confronti dandomi la colpa delle sue angosce e delle sue paure nel sostenere sia gli scritti sia gli orali.
    Mi dicevano che era terrorizzata all’idea di sostenere l’orale (le mie interrogazioni spaventano diversi studenti soprattutto all’inizio dal momento che oggi è “inusuale” che vengano sentiti sulle dimostrazioni).
    L’ho sempre interrogata per ultima, avvertendola sempre almeno due settimane prima, cosa che mi guardavo bene dal fare con i suoi compagni.
    Diversamente dai suoi compagni con lei sono sempre partito da un argomento a piacere.
    Spesso i suoi genitori mi confidavano che non era in grado di cogliere completamente il significato di quello che spiegavo.
    Aveva letteralmente un’ossessione per le mie lezioni, scriveva tutto temendo di perdersi anche una sillaba.
    Le ho sempre ribadito che, diversamente dai suoi compagni, non era poi così importante che prendesse tutti quegli appunti perché l’insegnante di sostegno li avrebbe riscritti assieme a lei: era più importante che si concentrasse sul senso di quello che dicevo.
    Talvolta si è comportata in modo scorretto dicendomi “l’insegnante di sostegno mi ha detto di studiare solo questo teorema” quando l’insegnante in questione non aveva detto nulla del genere.
    Ho sempre accettato queste sue posizioni anche se sapevo che erano false.
    I genitori non potevano accettare che la ragazza avesse mentito, sono stati contenti che io me ne andassi dal momento che ero causa di grande angoscia per la loro figliola.
    Devo dire che non ho mai ricevuto nessuna indicazione su come comportarmi da parte dei suoi genitori se non lamentele sul quanto fossi rigoroso e esigente.
    Ho ascoltato tutte le loro richieste dal maggior tempo di esecuzione per i compiti, all’avvertirla quando sarebbe stata interrogata.
    Ora non sono più l’insegnante di quella classe ma sono in contatto con diversi ragazzi di quella scuola che mi dicono che quella ragazza ora mi rimpiange. Magari non è affatto vero, non posso saperlo.
    La mia rigidità sugli obiettivi minimi è fonte di chiarezza per gli studenti: ho la fortuna di insegnare una disciplina in cui la valutazione può essere chiarissima.
    Non è italiano dove “la forma è contorta” o storia dove “non ci sono i necessari collegamenti”.
    Per dire, in un compito in classe ci sono cinque esercizi ognuno dei quali vale due punti.
    Per avere la sufficienza occorre farne tre, perché tre per due fa sei! Non è a mia discrezione dare sei, sanno il voto che prenderanno non appena consegnano l’elaborato.
    Questo atteggiamento li ha sempre aiutati.
    Non è un distacco freddo, non è “il comportamento di una macchina” perché il mio mestiere non si esaurisce nella valutazione.
    Se i miei criteri di valutazione non fossero rigidi e chiari per tutti sarei bersaglio di mille attacchi diversi; gli studenti hanno bisogno di chiarezza, chiarezza che non gli viene affatto da griglie con indicatori sommari.
    Critiche come “non si capisce cosa pretende” non mi sono mai state fatte e per i ragazzi è necessario sapere cosa si deve fare per avere 6, 7 o 8. Sono loro che pretendono equità ed uguaglianze in un mondo fatto di diversi.
    Ovviamente non sono esente da critiche la più frequente delle quali è “gli esercizi delle verifiche sono più difficili di quelli svolti in classe”; dal momento che quando di un esercizio conosci la soluzione ti sembra sempre più facile.
    Non devono avere delle “vaghe idee” di quello che occorre fare per ottenere la sufficienza.
    Io chiaramente capisco benissimo lo scoraggiamento dopo un’insufficienza.
    Se un ragazzo prende 4, poi studia e riprende 4, studia ancora e torna a prender 4 capisco che corre il pericolo di demoralizzarsi e rinunciare allo studio.
    Capisco benissimo il discorso che lei mi fa e le rinuncie di Samuela su alcune discipline.
    I ragazzi non hanno pazienza e la matematica è una disciplina in cui gli sforzi vengono premiati dopo molto, molto tempo.
    Cerco sempre di incoraggiare lo studio; faccio una gran fatica nel cercar di far capire ai ragazzi che i voti non c’entrano ASSOLUTAMENTE NULLA con la stima che ho nelle loro capacità e nelle loro potenzialità. I voti son numeri! Posso barare: invece di 4 posso dare 4,5 o anche 5 ma non posso farlo più di tanto: li ingannerei! Stando alle mie esperienze si fa una gran fatica a muoversi dal 4. Chi ha 4 non ha problemi con i calcoli, ma problemi nello stabilire una strategia risolutiva, problemi di logica, non sa utilizzare i dati di un problema e lo studio molto intenso non basta per cambiare una forma mentis. Ci vuole una gran pazienza ed enorme costanza, non per settimane, ma per mesi. Se uno tiene botta, non si perde d’animo e continua a lavorare non arriva al 6 ma all’8 e ci arriva all’improvviso, dopo una sfilza di 4. La strada diventa tutta in discesa e dopo si rende conto di come “non ragionava” in precedenza. I miei stessi studenti a posteriori ammettono “prof.. io non ci capivo veramente nulla di quelle cose”. E’ davvero interessante mostrare a posteriori i compiti vecchi ai ragazzi, sono i primi a scandalizzarsi per gli errori che hanno commesso e si scoprono molto ma molto più severi dell’insegnante stesso.
    Il vero rischio è però che rinuncino perché il successo non arriva nel momento preciso in cui si impegnano ma arriva dopo. Viviamo in un mondo in cui siamo abituati ad avere tutto subito.
    Intendiamoci, nel momento in cui dessi un sei a chi non lo merita davvero insulterei i miei studenti ritenendoli non alla portata degli obiettivi.
    L’errore più comune è limitare il mio mestiere alla valutazione che faccio in pagella ma credo che i miei studenti sappiano bene che il voto che do non c’entra assolutamente nulla nella fiducia che ho nelle loro possibilità.

  24. Attilio on

    Caro “collega” mi preme ribadire ancora qualche punto che forse non è chiaro:
    – i ragazzi con disturbi SPECIFICI di apprendimento non sono handicappati. Se hanno il sostegno questo serve solo all’insegnante curricolare che si vede sgravato di alcuni compiti.
    – nessuno ha mai affermato che l’insegnante deve fare da mamma o da compagnuccio confidente: deve fare SOLO l’insegnante e cioè tirare fuori il meglio da ogni suo alunno.
    – nessuno ha offeso o accusato Lei o il suo operato: ma resta il fatto che parlare di un argomento come la dislessia (meglio DSA) senza avere alcuna informazione al riguardo, risulta un tantino stonato se viene fatto da un insegnante.
    Ribadisco un concetto che ho già espresso nel post precedente: non abbiamo scusanti, noi insegnanti, dobbiamo conoscere le problematiche dei nostri alunni per poterli aiutare al meglio. Sapere per esempio che l’incidenza del 5 per cento è maggiore della somma di tutte le altre disabilità e quindi è un problema che ci DEVE interessare.
    Buona maturità

  25. sughero on

    @ attilio
    Caro collega, francamente mi riesce difficile comprendere la tua posizione.

    Mi stai accusando di mettere sullo stesso piano handicappati e dislessici?
    A parte che, essendo anche tu insegnante di matematica, saprai bene che importanza abbiano le definizioni. Che vuol dire handicappato?
    Un miope non ha un handicap alla vista che gli impedisce di vedere la lavagna se non indossa un paio di occhiali.
    Non voglio però giocare con le parole, ho capito cosa intendi: non sono casi H, non hanno una programmazione differenziata.
    Mi spieghi dove sono caduto nell’equivoco che mi attribuisci? Ho riletto il mio post, i miei commenti ma mi sfugge.
    Piuttosto ho trovato spesso la mia affermazione del contrario: ho sostenuto che i ragazzi con disturbi specifici sull’apprendimento dovessero raggiungere gli stessi obiettivi dei loro compagni di classe.

    Mi stai accusando di ignorare deliberatamente una problematica che affligge il 5% della popolazione studentesca?
    Ti pare che avrei scritto un post esprimendo il mio disagio a riguardo se non me preoccupassi?
    Mi dici che non ho scusanti dal momento che da “ben” un paio d’anni esistono corsi di formazione per insegnanti opportunatamente previsti per il corpo docente?
    Ebbene, ti chiedo scusa, chiedo scusa a te come a tutti i genitori di ragazzi dislessici di essermi reso conto del problema solo due mesi fa leggendo quasi per caso una lettera sul blog di Beppe Grillo.
    Mi pare comunque che in Italia le cose si stiano muovendo proprio in questi anni, non credo che esista una lunga tradizione su come questi disturbi vengano trattati.
    La letteratura disponibile su problematiche DSA mi sembra inizi a diffondersi proprio in questi anni; lo stesso sito dell’AID ha diverse sezioni ancora in lavorazione, per documentarsi decentemente occorre far riferimento a molti siti in lingua inglese.
    Dopo aver letto la lettera della mamma di Emanuele ho iniziato a interessarmi della cosa; quello che so ora non sarà tanto ma sicuramente di più di quello che sapevo due mesi fa.
    Mi spiace aver preferito seguire un corso sul metodo Feuerstein lo scorso anno e di essermi interessato della problematica dell’inserimento di ragazzi extracomunitare nelle strutture scolastiche italiane.
    Mi dispiace aver utilizzato il mio tempo per cercare di buttare giù delle dispense elettroniche, di pensare di partecipare al progetto di Renato Baietta al fine di creare una biblioteca online per cercare di moderare lo strapotere delle case editrici in ambito scolastico.
    Mi dispiace aver dato peso ai disagi di una collega che lavora con studenti sottoposti a chemioterapie, alcuni dei quali terminali, come ho descritto in questo post.
    Evidentemente l’incidenza del 5% rispetto ad altre disabilità avrebbe dovuto farmi ravvedere sulle mie priorità di aggiornamento mentre così non è stato.

    Capisco che tu possa reputare stonato il parlare a vanvera (sempre che io abbia inteso bene) da parte di un insegnante sui DSA, temi che ammette pubblicamente dal primo intervento di non conoscere senza nessuna superbia e su cui chiede ragguagli denunciando la propria ignoranza e il proprio disagio.
    Capisco che ti infastidisca la mia presunzione nel rispondere a lettere di mamme di ragazzi dislessici e/o discalculici trattandoli come genitori di figli qualsiasi.

    Caro collega, ti invito, ti prego di darmi fiducia; sono orgoglioso e spero di poter imparare in fretta. Magari torna tra qualche mese a far visita su questo blog e forse.. chissà potrai avre un’opinione diversa sulle mie competenze.

  26. tiziana on

    Scrivo due righe di fretta, perchè il mio ruolo di madre impegnata a far l’insegnante, in questo momento non mi consente di più, solo per precisare che l’Aid esiste in Italia dal 1997, proprio a fine maggio, a Bologna si è tenuto il convegno celebrativo, che ha ospitato personalità da tutto il mondo. Sempre a Bologna è possibile contattare una delle sezioni Aid più attive in Italia, la cui presidente è anche lei un’insegnante.
    Il sito che lei trova in fase di allestimento è il nuovo sito, con la nuova veste grafica, tuttavia per avere informazioni può ancora consultare il vecchio sito accedendovi da questo link
    Non appena avrò tempo replicherò alla sua risposta.
    Tiziana

  27. Attilio on

    … che vuoi che ti dica? Bravo!
    Ci risentiremo più avanti

  28. stella on

    Posso capire che gli insegnanti non si possono accorgere che i bambini o ragazzi hanno dei disturbi, però qundo una mamma se ne accorge e chiede aiuto o consiglio a loro si sente rispondere che suo figlio non ha nessun problema e che è un bimbo svogliato, e scoprire poi dopo a sedute da specialisti che è dislessico e non è un bimbo svogliato cosa dovrei rispondere a codeste persone…il lavoro l’ho fatto io tutta l’estate loro onestamente non fanno nulla ma proprio nulla per interessarsi della cosa ,diciamola così il lavoro di insegnate arriva solo al primo piano non facciamo tre scalini in più non si viene pagati per aiutare i bambini in difficolta.
    Mamma stella

  29. sughero on

    Per un docente accorgersi della dislessia di un ragazzo non è affatto cosa facile in età adolescenziale.
    Credo vivamente sia più facile per un maestro elementare dal momento che è durante l’infanzia che vengono insegnate le tabelline e parte delle lezioni vengono dedicate alla lettura ad alta voce di brani in classe.
    Diagnosticare discalculia o disgrafia da parte di un insegnante della scuola superiore non è assolutamente scontato dal momento che determinate competenze si danno per acquisite.
    Per caso un paio di anni fa mi sono reso conto di avere in classe un ragazzo dislessico perché scriveva la lettera y al contrario e gli risultava difficile la scrittura corretta.
    Il vero problema, a mio avviso, è una diagnosi tardiva. Il ragazzo viene erroneamente classificato come svogliato, perde il ritmo delle lezioni e può anche succedere che se anche inizialmente svogliato non lo era lo diventi con il passar del tempo: lo saremmo tutti se non fossimo in condizioni di comprendere le lezioni o se non riuscissimo a seguire un corso proficuamente.
    Mi dispiace sentire che nel suo caso gli insegnanti si siano rifiutati di riconoscere il problema.
    Ci sono test molto evidenti che permettono di distinguere un ragazzo svogliato da uno studente svogliato.

    In età adolescenziale un ragazzo svogliato diversamente da un dislessico legge tranquillamente 5 sillabe al secondo, riconosce senza alcuna difficoltà una b da una p o una q da una d.

    Tra l’altro non credo che mettere in atto delle strategie per permettere il giusto apprendimento da parte di questi ragazzi rappresenti consista in uno sforzo così pesante da parte di un insegnante: molto più difficile è rapportarsi a ragazzi con disturbi psichici o comportamentali.
    Nella mia esperienza ho avuto tre ragazzi diagnosticati dislessici sin dalle elementari, una di queste era decisamente la migliore della classe.
    Una volta prese le dovute accortezze che consistono (nella mia materia) nell’utilizzo della calcolatrice per i calcoli numerici, diminuzione del numero di problemi durante le verifiche, per permettere loro di dedicare più tempo ad ogni esercizio, i risultati ottenuti sono del tutto confrontabili con il resto della classe.
    Senza enfatizzare esistono ragazzi diligenti e svogliati tra i dislessici esattamente come tra i ragazzi che non hanno problemi di apprendimento.

  30. Daniela on

    salve, io sono logopedista e mi occupo di problemi di apprendimento dal punto di vista “riabilitativo”…
    vedo che quando si parla di dislessia si sollevano tantissime polemiche e di solito i genitori attaccano la scuola e viceversa…
    La “patologia” dislessia è davvero un campo complesso, son d’accordo anche io che i famosi strumenti compensativi e dispensativi non sono sufficienti… anche la semplice calcolatrice, per un allievo con disturbo di apprendimento diventa una macchina infernale.
    Convivere con il disturbo di apprendimento è difficile e nonostante tutti gli sforzi migliori sia dal punto di vista riabilitativo che educativo non si riesce ad ottenere una “guarigione” ma solo un sistema di adattamento a questa difficoltà.
    In Italia purtroppo le risorse destinate alla scuola sono talmente ridotte che non consentono spesso agli insegnanti di poter utilizzare metodi di insegnamento diversi dal semplice spiegare a voce…..
    Il mestiere di insegnante è difficile soprattutto nelle scuole medie e superiori e non sempre, come avete scritto nei post precedenti si è preparati, in primis nell’affrontare l’insegnamento (visto che è un ripiego) e in seconda battuta non si conosce a fondo il problema di apprendimento…

    L’unica cosa che vi posso dire io dal punto di vista logopedico è che fino a che non si raggiunge un vero lavoro integrato non si ricava un ragno dal buco: ognuno resta nelle sue posizioni e ritiene che tutti gli altri siano dei cialtroni e incompetenti…

  31. esperia on

    il problema è uno solo che ai professori non importa se davanti hanno delle persone, loro hanno dei parametri se non ci stai dentro , non si scomodano a cogliere le capacità di un individuo d’altra parte, loro hanno un posto che gli consente di portare a casa uno stipendio, poi avranno una pensione, giustamente di pedagogia e psicologia a loro non se ne deve parlare e gli sforzi di un ragazzo neanche li prendono in considerazione.Io auguro di cuore a tutti gli insegnanti, ma in particolar modo ai professori di scuola superiore che pensano di avere davanti un fascicolo invece di pensare a una persona vulnerabile che sta affacciandosi al mondo con una fatica immane,con un bagaglio di frustrazioni non indifferente sia nella scuola che nel sociale, ripeto auguro di potere vivere l’ansia e la disperazione che prova un ragazzo e la sua famiglia solo per 5 minuti della loro vita,affinchè pensino allo sgomento che ti prende nel cuore e nello stomaco ogni qualvolta accompagni e riprendi tuo figlio a scuola cercando di capire dal suo viso contratto se anche oggi è stato un disastro e la delusione che vive il ragazzo a l’angoscia di sentire tuo figlio dirti: “sono deluso di me” ti farebbe meno male se ti strappassero un pezzo di cuore al giorno.non leggerò nessuna risposta perchè sono troppo arrabbiata con tutto e con tutti, mi piacerebbe solo svegliarmi un giorno e dire mamma mia era solo un brutto sogno, ma ciò non è possibile e continuerò a lottare e a piangere di nascosto fingendo di avere sempre un gran brutto raffreddore, le lacrime che mi scorono ora sul viso non cadranno mai come quelle dimio figlio sui suoi quaderni …e ce ne sono tante!!!!!!!!

  32. sughero on

    @ esperia
    Francamente mi sono un po’ rotto le scatole di questi attacchi gratuiti e ingiustificati!
    Dire che la classe dei docenti oggi come oggi non possiede e non tiene in considerazione la psicologia dei ragazzi e non esplora le più svariate tecniche pedagogiche per l’apprendimento è una bestemmia!!
    Ogni istituto superiore possiede un sportello C.I.C, ogni insegnante quando da anche una sola insufficienza è TENUTO a stabilire delle strategie di recupero e formalizzarle all’interno del C.d.C.
    Per ogni ragazzo con difficoltà di apprendimento devono essere attivate una serie di accorgimenti che vanno dal confezionamento di verifiche personalizzate, all’utilizzo di strumenti (come il computer, una calcolatrice o altro) che possano mettere l’allievo nelle migliori condizioni per superare la prova.
    Nessuno si sogna di mettere in discussione la diagnosi di un medico utilizzando il pietismo.
    Se un dottore ci diagnostica una patologia le cose stanno in quel modo e non si discute.
    Stessa cosa bisognerebbe dire sulla valutazione delle competenze.
    Io mi sono decisamente stufato di prendermi dell’irresponsabile, della persona che bada soltanto a portare a casa lo stipendio, soprattutto in un momento come questo quando per il quinto anno consecutivo faccio parte di una commissione di maturità che viene pagata due lire per lavorare pesantemente per oltre 20 giorni.
    Anche sulla pensione, mi permetta di stendere un pietoso velo soprattutto quando vedo colleghi che sono andati in pensione dopo oltre 30 anni di servizio con una pensione intorno ai 600 euro appena 60-70 euro in più rispetto a chi non ha fatto nulla e prende la minima; attenzione quindi a sparare facili sentenze, magari cerchiamo di documentarci prima!

    Io non mi sono mai sognato di fingermi malato mandando certificati medici il giorno della riunione plenaria; ho sempre affrontato con estrema responsabilità gli incarichi che mi sono stati affidati.
    Proprio un paio di giorni fa abbiamo esaminato una candidata esterna che aveva una preparazione NULLA in TUTTE le materie; in particolare nella mia materia ha candidamente ammesso di non essere in grado di parlare di alcun argomento presente nel programma che aveva consegnato.
    Abbiamo fatto una pausa, le abbiamo dato un bicchier d’acqua, l’abbiamo messa nelle condizioni migliori per poter effettuare l’esame, ma il nostro compito è quello di verificare le sue competenze.
    Dopo la verifica orale il presidente ha ritenuto opportuno avvertire la candidata che non aveva superato l’esame; quest’ultima lo ha pregato di rivedere la sua situazione ha letteralmente detto: “Mettetevi la mano sul cuore, io ho frequentato una scuola privata, ho pagato 13 mila euro, ho una mamma che sta male, a voi non cambia nulla farmi superare l’esame”
    Io mi sento insultato da un atteggiamento del genere!
    Dare la colpa agli insegnanti credo che sia IL PEGGIOR INSEGNAMENTO che possa dare un genitore.
    Avvallare ragionamenti del tipo “Il prof. ce l’ha con me” da parte di un genitore è decisamente intollerabile e pericoloso.
    Se un medico dovesse partecipare al dolore di un suo paziente sarebbe un pessimo medico come se un insegnante nella sua valutazione dovesse tener conto del fatto che un suo studente si mette o meno a piangere di fronte a un insuccesso.
    Questo non vuol certo dire rimanere indifferenti e probabilmente sta proprio qui l’errore: la valutazione sulla disciplina non ha e non deve avere connotati di giudizio sulla persona ma esclusivamente sulle competenze disciplinari.
    Rimango spesso sconvolto non dai ragazzi, ma da quanto questo argomento possa essere difficile da accettare per un genitore.
    Le assicuro cara Signora che le angosce le ha pure un insegnante, e non poche visto che qualsiasi cosa faccia viene costantemente pesantemente messo in discussione, accusato di non fare decentemente il proprio mestiere.
    Quest’anno viene da me un genitore che si dichiara stupefatto della collezione di insufficienze in matematica da parte della figlia.
    Gli dico che ho riscontrato lacune pregresse molto gravi, che le verifiche che ho confezionato non sono affatto impegnative e che prima di dare una verifica preparo un fac-simile che correggo in classe.
    Lui non sente ragioni, mi dice che sua figlia studia tanto e che dovrei apprezzare “altre” qualità della figlia.
    Io sono chiamato a valutare quanto sia in grado di risolvere un’equazione, un sistema, un problema di geometria analitica.. NON ALTRO.
    Il mio non è un giudizio sulla persona e guai se lo fosse.
    Probabilmente anche lei, cara Signora è sorda a questo tipo di argomentazioni esattamente come quel genitore.
    I miei migliori auguri.

  33. esperia on

    cara professore io non sono sorda, anche io sono un’insegnante e oltretutto di sostegno nella scuola elementare, anch’io vivo di stipendio e anch’io non vivrò con la pensione dello stato ma io faccio una differenza quando guardo i miei alunni ci sono quelli che possono e non fanno ci sono quelli che si arrampicano sugli specchi e fanno “poco” a detta delle mie colleghe curriculari, ma io so benissimo perchè sto in classe, chi può dare, a chi devo sgridare a chi devo aiutare a superare la non autostima. Tornando al discorso, io non ce l’ho con lei, io me la prendo con quella prof. di italiano di mio figlio che sapendo che è disfasico, (se ha letto la diagnosi), dislessico, disortografico e disclaculico, timido, che non ha avuto una interrogazione negli anni precedenti scolastici perchè tra scuola elementare e scuola media tra insegnanti amorevoli e strafottenti si faceva finta di occuparsi di lui. Quest’anno mio figlio mi ha detto “io ce la devo fare da solo”, non voglio l’ins di sostegno (quoziente intel. nella norma) non è un genio ma è così sensibile che a volte sembra che legga l’animo delle persone comunque certo è suo figlio che può dire!!!!!!!penserà lei. ma tornando al discorso di prima la prof. non ha cercato per niente di capire che piano piano poteva avere di più poteva solo stimolarlo e non dirgli “gioia tu hai problemi …piangi, piangi la vita è così se ti dico quanti problemi ho io non smetteresti più di piamgere!” che mio figlio abbia delle difficoltà lo sa benissimo lo porto a fare psicoterapia apposta e sedute di pedagogia per recuperare la dislessia,non mi sembrava costruttivo dopo un esame di recupero fare una discussione del genere, penso che ne convenga con me, che non è stato un atteggiamento positivo e incoraggiante.Insomma mi sembra un accanimento, poi a me ha aggiunto che tanto il prossimo anno sarà bocciato. mi dice lei come sveglierò mio figlio tutti i giorni per andare a scuola sapendo che comunque tutti i suoi sforzi e i suoi sacrifici sono già a priori annullati, inutili? per non dire che a dettadei prof sono stati programmati obittivi minimi ma le verifiche si fanno uguali alla classe e allora a che serve tutto questo, anche se non credo proprio che abbiano fatto una programmazione individualizzata. comunque si parla di lavagne luminose, lezioni registrate, e tutto ciò che più di tecnologico ci sia la prof di un’altra materia ha pensato bene di fare copiare gli appuniti di disegno dal suo pc portatile, ma sa come? girandolo verso i ragazzi e loro dal posto copiavano. Ma non avevamo detto che i dislessici non devono copiare e ne prendere appunti? anche perchè io la stessa lezione l’ho trovata in internet in powerpoint quindi non ci voleva molto passarla sua penrive e darla a chi ne aveva bisogno, no dovevano copiare mentre lei che faceva? le voglio pure raccontare di mia figlia, che è stata bocciata nel quinto ginnasio, perchè non ha studiato, io non ho detto nulla lei si è iscritta al liceo scientifico e con tante lezioni di matematica private si è messa a pari ed ha superato l’anno con la media del 6/7. la prof del ginnasio l’estate della bocciatura che comunque aveva portato lei avanti la incontrò e le disse meravigliata : “continui a studiare?” mia figlia a provato due volte i famosi due anni in uno, alla fine ce l’ha fatta, ora è all’università con la media del 27/30. allora ho ragione che dei prof hanno una delicatezza di un elefante? per dirla un po così! io non so se lei ha figli, ma credo che se succedesse una cosa del genere a lei sarebbe arrabbiato come lo sono io se non di più. premetto che i miei figli sono abbastanza timidi, riservati e forse troppo educati.La saluto caro professore stasera riesco a essere più calma perchè sono così stanca di pensare che oggi, pensi non ho avuto il coraggio di avvicinare a scuola per sapere come erano andati i recuperi di mio figlio, se stanotte riuscirò a dormire forse domani farò un salto. mi scuso se sono stata prolissa, sgrammaticata e quant’altro ma non ho nessuna voglia di rileggere ciò che scrivo. le auguro un buon lavoro e anche buone vacanze, perchè penso che ne abbiamo tutti di bisogno.

  34. paul on

    ho serie difficoltà a capire il contenuto dei post di esperia.

  35. Anna on

    Salve a tutti. Sono una ex insegnante elementare e ho tre figli. Quando il più piccolo frequentava la terza elementare, mi sono accorta che c’erano delle difficolta’ specie nello studio delle tabelline. Le maestre dicevano che il bambino era pigro e io lo viziavo troppo perche’ era il più piccolo.
    Nn convinta l’ho portato al Centro di foniatria di Padova dove hanno riscontrato un disturbo dell’apprendimento della letto scrittura e un tratto disgrafico.
    Le insegnanti nn l’hanno mai aiutato e ho dovuto farlo da sola. E’ possibile che delle ” maestrine impreparate” contestino la valutazione di un primario di un Centro competente?
    E’ possibile che si rifiutino di parlare con lo psicologo e il logopedista? Meno male che ora andra’ alla scuola media e…cambiera’ ambiente. Anna

  36. speranza on

    io sono un’insegnante di scuola primaria e non mi voglio certo paragonare ai miei carissimi colleghi di scuola superiore, con tanto di laauerea ma con tanta ignoranza dal punto di vista pedagogico e psicologico. io non ammetto il fatto di nascondersi dietro “ho 100 alunni a cui devo insegnare la matematica e la fisica, non posso stare a preoccuparmi del dislessico, certo è semplice insegnare ai bravi, ti siedi alla cattedra e fai lezione non ti sforzi di capire se tutti ci sono o se te ne sei perso qualcuno! anche perchè tr UN MINUTO SUONA LA CAMPANELLA E IO HO finito LA LEZIONE. IO NELLA MIA CLASSE FACCIO DI TUTTO PER TROVARELE STRADE E I PERCORSI AFFINCHè QUELLI CHE RESTANO INDIETRO NON ME LI PERDO. per i dislessici poi non ci vuole chissà quale grande lavoro bisogna solo usare un po di buon senso, psicologia e siccome spesso dietro c’è una famiglia che lavora accanto al ragazzo dare a questo il tempo e la possibilità di imparare e attraverso semplici acorgimenti rendere la sua vita scolastica più serena. concordo con il prof. dicendo che non è mai morto nessuno per una bocciatura, ma sicuramente lui NORMALE è stato bocciato perchè NON studiava, ma una bocciaturaper un dislessico che si ammazza a studiare è tutt’altra cosa. voi prof dovete valutare, avete dei parametri scritti e chi non sta dentro … ma ricordatevi che i ragazzi non sono carte o pile di documenti, il vostro lavoro è con materiale umano, sensibile , con un’anima e dei sentimenti. poi d’altra parte non possiamo fare come a Sparta e dire questo non è perfetto giù dalla rupe, non è più tempo. lei ha mai letto qualcosa sulla dislessia? lo facccia così forse potrà riflettere se riuscirà a capire ma purtroppo ho i miei dubbi, le auguro un buon lavoro.

    • sughero on

      Inizio ad avere anche io dei seri problemi nel capire i post di esperia/speranza. Ho finora risposto meticolosamente a tutto ma continua a ripetermi “ricordatevi che i ragazzi non sono carte o pile di documenti, il vostro lavoro è con materiale umano, sensibile , con un’anima e dei sentimenti” , “non possiamo fare come a Sparta e dire questo non è perfetto giù dalla rupe”, “ai professori non importa se davanti hanno delle persone, loro hanno dei parametri se non ci stai dentro , non si scomodano a cogliere le capacità di un individuo d’altra parte, loro hanno un posto che gli consente di portare a casa uno stipendio, poi avranno una pensione, giustamente di pedagogia e psicologia a loro non se ne deve parlare e gli sforzi di un ragazzo neanche li prendono in considerazione”.
      Mi chiedo se abbia letto i post di risposta, credo di no dal momento che a distanza di un anno come un disco rotto mi riscrive le stesse cose. Credo che abbia una situazione familiare e che sia talmente piena di rabbia rancore e risentimento nei confronti degli insegnanti di suo figlio che qualsiasi cosa le si dica, qualsiasi argomentazione si porti non serva a nulla. Dubita che io abbia mai letto qualcosa sulla dislessia e anche se lo facessi dubita che potrei capire “lei ha mai letto qualcosa sulla dislessia? lo facccia così forse potrà riflettere se riuscirà a capire ma purtroppo ho i miei dubbi”. Lo trovo bizzarro! Chissà come reagirebbe o come ha reagito se uno degli insegnanti dicesse a suo figlio “dubito che riuscirai a capire”.
      Talvolta ci sono dei genitori che arrivano ai colloqui non tanto per sentire cosa ha l’insegnante da dire a loro quanto piuttosto per spiegare all’insegnante come sia fatto il figlio, approvarne le linee didattiche e la metodologia.
      Buon anno anche a lei e buon lavoro

  37. marina on

    Vi siete mai chiesti se dislessici si nasce o si diventa?
    La nostra scuola ha ormai toccato il fondo.
    Gli insegnanti preparati e capaci sono troppo pochi.
    Io ho conosciuto insegnanti (troppi) che con la massima serenità e spudoratezza (classica degli impuniti)si atteggiano da “superiori” a tutto e a tutti,……
    Mi sono sentita dire, che:
    – L’italiano non è una materia da insegnare, l’italiano o si sa o non si sa
    – …..
    – …..
    – …..
    – …..

    Il resto ve lo elenco quando mio figlio avrà terminato la scuola.

    • sughero on

      Hai ragione Marina, ci vorrebbe una punizione esemplare per quegli insegnanti!


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