Archivio per 19 Maggio 2007|pagina archivio quotidiano

La chiesa risponde: Infame calunnia su internet

Su Avvenire di oggi esce un editoriale firmato Andrea Galli in risposta al documento video BBC che in questi giorni ha imperversato la internet italiana grazie alla presenza dei sottotitoli introdotti da bispensiero. Molto brevemente:

  1. Galli ribadisce che tale documento è stato già sconfessato dalla conferenza episcopale inglese, la quale invitò l’augusta Bbc a “vergognarsi per lo standard giornalistico usato nell’attaccare senza motivo Benedetto XVI”.
  2. Il Crimen sollicitationis, è un’istruzione emanata dal Sant’Uffizio il 16 marzo 1962. A quel tempo Joseph Ratzinger non era prefetto della futura Congregazione per la dottrina della fede, bensì ancora teologo molto impegnato nella sua Germania.
  3. Il Crimen sollicitationis richiedeva il segreto del procedimento canonico per permettere ad eventuali testimoni di farsi avanti liberamente, sapendo che le loro deposizioni sarebbero state confidenziali e non esposte a pubblicità. E di conseguenza anche la parte accusata non vedesse infamato il proprio nome prima della sentenza definitiva. Insomma, un insieme di norme rigorose, che nulla aveva a che fare con la volontà di insabbiare potenziali scandali.
  4. Nel video in questione non viene citato il quindicesimo paragrafo, che obbligava chiunque fosse a conoscenza di un uso del confessionale per abusi sessuali a denunciare il tutto, pena la scomunica.
  5. Negli Acta Apostolicae Sedis è previsto che “il delitto contro il sesto precetto del Decalogo, commesso da un chierico contro un minore di diciotto anni”, sia di competenza diretta della Congregazione stessa. Segno, per chi abbia un minimo di buon senso giuridico, della volontà romana non certo di occultare, ma di dare piuttosto il massimo rilievo a certi reati, riservandone il giudizio non a realtà “locali”, potenzia lmente condizionabili, ma ad uno dei massimi organi della Santa Sede.

Per ulteriori dettagli qui e qui.

Nuovo sistema di censura da parte di Flickr

Le famiglie che passeggiano per fare shopping assieme sono davvero oscene!

Tra le top news di digg oggi ho trovato questo articolo che parla di censure un po’ strane effettuate da Flickr. Qui sotto la traduzione.

“Come sanno molti bloggers (e anche Repubblica n.d.t.), Flickr è un sito per la condivisione di materiale fotografico molto conosciuto in rete.

Contiene più di mezzo MILIARDO di immagini scattate da persone dai quattro angoli della terra e sta diventando un vero e proprio punto di incontro per fotografi professionali, semplici appassionati di fotografia o persone che vogliono semplicemente condividere le foto dei propri figli o del proprio gatto.

Da qualche tempo, Flickr ha deciso di installare un nuovo sistema di filitraggio, mediante il quale attribuisce una variabile alle foto a seconda del loro livello di contenuto: in altre parole ogni foto nel suo database viene classificata con G (per tutti), PG-13 (vietata ai minori di 13 anni) o XXX (porno).

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